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Perseguita un parente fino alla depressione

Gigi Sosso
1 minuto di lettura

CESIOMAGGIORE. Manda il cugino dal medico. Lo tormenta a tal punto da costringerlo a prendere degli psicofarmaci per curare un disturbo post traumatico da stress prolungato con ansia, depressione e sintomi comportamentali. Uno stato depressivo, caratterizzato da ansia e insonnia: di questo parla la diagnosi.

I due sono vicini di casa e l’indagato, difeso dall’avvocato Lise, avrebbe messo in atto una serie di condotte nei confronti del parente. Secondo quello che si legge nella querela, lo spiava e lo seguiva, fissandolo in continuazione.

Quando gli parlava, era capace d’insultarlo pesantemente, dandogli dello stupido, bastardo, ubriacone, drogato e, in dialetto, “poregramo”. Accanto alle parolacce, le minacce: «Vedrai cosa ti succederà: sono qui per te e per quello che hai firmato. Te la farò pagare e rimpiangerai di essere nato».

E oltre alle minacce gli atti persecutori, in un caso anche con una roncola. Mentre con il telefonino gli scattava delle fotografie non gradite oppure gli girava dei filmati solo per il gusto di dargli fastidio. Si metteva a sghignazzare, quando passava per la strada e non mancava di danneggiare i terreni nei quali venivano piantati dei vitigni.

Tutto questo è andato avanti dall’agosto 2017 al giugno dell’anno scorso e, nel frattempo l’indagato si è reso conto di quello che ha fatto.

Nell’udienza preliminare di ieri mattina, davanti al gup Marson e al pubblico ministero Gallego, ha chiesto e ottenuto un rinvio almeno fino al prossimo mese di maggio, per mettere insieme un risarcimento danni sufficiente a far ritirare la querela al cugino perseguitato e costretto a prendere ansiolitici e antidepressivi. In mancanza della querela scatterebbe inevitabilmente una sentenza di non luogo a procedere. —

Gigi Sosso

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