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«Valuteremo la pericolosità dell’imputato per l’appello»

G.S.
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BELLUNO. Minacce o insulti per tutti. Udienza turbolenta, nell’auletta al terzo piano del palazzo di giustizia. Tutto a porte chiuse, ma bastava essere nei paraggi, per capire che il clima non era per niente disteso, malgrado la presenza degli agenti della polizia penitenziaria arrivati da Treviso. Paso Ahmetovic se l’è presa con la vittima Bruno Longo, che non era presente, e anche con Flavio Donà, che non aveva alcun interesse a esserci, ma per una volta non dev’essere stato generoso. Longo e Donà sono stati insieme dirigenti del Belluno calcio e, nel tempo libero, frequentavano già il bar da Renzo di via Vittorio Veneto, quello che era conosciuto come bar dei comunisti, perché al piano di sopra c’è la sede del Partito Democratico, ex Pci, Pds e Ds.

Preoccupata l’avvocato di parte civile Claudia Bettiol: «Sono stata insultata da Ahmetovic e non posso negare di essermi allarmata, in un certo momento. È stato messo tutto a verbale, dopo di che c’è stata, più o meno, la condanna che era stata richiesta. L’imputato rimarrà in carcere almeno fino al prossimo anno, a quel punto bisognerà fare una valutazione sulla sua pericolosità, tenendo conto che il mio assistito non è il primo ferito. Era stato colpito con un coltello anche uno dei due figli, ma in quel caso non c’era stata querela. Adesso aspettiamo le motivazioni».

Il consulente della Procura della Repubblica, Cirnelli aveva parlato di tentato omicidio come dinamica e come mezzo e lo psichiatra Pesavento aveva certificato la capacità d’intendere e volere, ma con un disturbo anti sociale. Il perito del tribunale Kirn è arrivato alle stesse conclusioni, mentre il consulente dell’allora difesa Riccitiello, Cestaro ha certificato una capacità di volere gravemente scemata, al momento dei fatti.

Il nuovo difensore marco Ghedina ha fatto quello che poteva, ma non è che avesse grandi possibilità di manovra, dopo aver ereditato gli atti solo da un paio di settimane: «Secondo me, erano lesioni aggravate e non tentato omicidio e questo ho cercato di sostenere, anche se obiettivamente non era facile. Il giudice Marson ha condannato a qualcosa di meno rispetto alla richiesta iniziale del pubblico ministero Gallego, e adesso non ci rimane che attendere le motivazioni per l’appello. Ho chiesto gli arresti domiciliari al posto della custodia in carcere, ma non c’è stato verso di ottenerli». —

G.S.



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