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Maltratta la mamma per 12 anni minaccia la sorella con la sega

Un agordino con precedenti è di nuovo in tribunale La genitrice ritira la querela e la giovane donna rischia la falsa testimonianza

Gigi Sosso
1 minuto di lettura

ROCCA PIETORE. Una motosega in camera da letto. Per di più accesa e in fase di accelerazione. Del resto quando beve fa il matto e questo l’hanno detto tutti i testimoni del processo all’agordino L.P. per maltrattamenti e lesioni aggravate alla madre e minaccia aggravata alla sorella.

La donna ha presentato una querela, salvo poi ritirarla e non presentarsi in tribunale, mentre la ragazza ha reso una versione dei fatti definita «incredibile» dal giudice Feletto. Rischia a sua volta un processo per falsa testimonianza: sarà quasi sicuramente chiesta la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica.

È il cognato dell’imputato ad aver confermato tutto, o quasi, dopo aver raccolto le confidenze della suocera. Nella querela, che è servita come base delle contestazioni del pubblico ministero Rossi, si parla di offese quotidiane; minacce in diverse occasioni, compresa quella con la sega; percosse a base di calci e tirate di capelli; mani sulla gola e la testa contro lo spigolo di una porta. Tutto questo per 12 anni, dal 2005 al 2017. La sorella, invece, è stata minacciata con l’attrezzo meccanico, ma ieri ce n’è voluto prima che dicesse di aver provato terrore, oltre che preoccupazione. Non ha visto di persona le condotte del fratello nei confronti della mamma e sa per certo che la donna dice delle cose, salvo rimangiarsele a distanza anche di poco tempo. Ecco perché prima presenta e poi ritira le querele.

Motivazione diversa quella fornita dal marito: un po’ per misericordia e un po’ perché tende a portare il figlio in palmo di mano. Quanto ai carabinieri, il militare della stazione di Caprile ha detto che l’imputato «è un bravo ragazzo, ma quando beve perde la testa e spacca tutto».

È agli arresti domiciliari per gli spari dalla finestra di casa con dei fucili rubati e risulta detenuto agli arresti domiciliari in una comunità terapeutica della Valbelluna. È difeso dal veneziano Lazzaro e il 9 maggio potrà assistere all’ultima udienza del processo. È previsto il suo esame, sempre se vorrà renderlo, oltre alla testimonianza della madre. —

Gigi Sosso

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