Un cavo di acciaio gli tagliò una gamba è risarcito del tutto

ARABBA. Un cavo di acciaio gli segò la gamba destra. Il 19enne Luca Palla, dipendente dell’azienda che gestiva gli impianti di risalita di Arabba è arrivato in Cassazione per avere l’intero risarcimento dei danni sofferti da parte del gatto delle nevi. Il giovane si è affidato a Giesse risarcimento danni e la sezione lavoro della suprema corte ha limitato gli effetti della legge di bilancio. Nel senso che non è possibile applicare la legge di bilancio agli infortuni sul lavoro avvenuti prima dello scorso gennaio.

In questo caso, si parla del 2005, nella zona tra la seggiovia Monte Porta Dos e la pista Ornella. Dopo le due sentenze del Tribunale di Belluno e della Corte d’Appello di Venezia, il lavoratore ha presentato ricorso, visto che i magistrati veneziani avevano sbagliato i conti per il risarcimento totale, oltre a quanto aveva già incassato, sotto forma di rendita, dall’Inail. La Corte non aveva considerato due voci di danno che l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro non indennizza: il danno biologico per invalidità e la personalizzazione del danno permanente.


Visto questo procedimento, il lavoratore ci aveva perso parecchie decine di migliaia di euro e allora ha deciso di ricorrere. La Corte di Cassazione gli ha riconosciuto tutto quello che chiedeva, ribaltando quello che dice la legge di bilancio. Un risultato, che d’ora in poi farà giurisprudenza: «Siamo contenti che, anche grazie a un caso gestito dal nostro gruppo, con l’avvocato Gracis, sia stato sgombrato il campo dai dubbi interpretativi circa la questione della non retroattività delle norme concernenti la nuova rivalsa Inail», dice il vicepresidente Bruno Marusso, «tuttavia molti aspetti della nuova disciplina devono essere ancora chiariti».

Il problema rimane per tutti coloro che avranno la sventura di infortunarsi d’ora in poi. —

G.S.

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