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La frana è troppo vicina e la sua casa è inagibile: Rosanna vuole risposte

La Dal Magro viveva a Chere ma da due anni è costretta in un alloggio comunale: «Non può continuare in eterno la situazione andrebbe risolta»

Alessia Forzin
2 minuti di lettura

Il 5 febbraio 2014 il panorama a Pranolz è cambiato per sempre. Una frana storica (ma lo si è scoperto solo anni dopo, a seguito dei carotaggi fatti dalla Provincia) si è messa in movimento, il terreno si è fratturato ed è scivolato a valle. Rosanna Dal Magro viveva lì. Lo spigolo della sua casa è a venti metri dal ciglio della frana, che in questi anni ha continuato a muoversi. . Lei ha dovuto andarsene, a settembre 2017. Sarebbe stato troppo pericoloso continuare a vivere a Chere, con la frana a un passo dalla casa. Il Comune ha messo a disposizione un alloggio di emergenza, ma dopo quasi due anni di trasloco forzato Rosanna Dal Magro chiede che la sua situazione venga risolta. «Mi auguro diventi il primo punto all’ordine del giorno del nuovo Comune di Borgo Valbelluna», racconta, accompagnata dal geometra Andrea Dall’Ò, mentre osserva la frana.



La tempesta Vaia non ha fatto danni lassù, in quell’angolo di paradiso dove il panorama toglie per un attimo il fiato. Ma di recente un’altra fetta di terra si è staccata, sul lato più lontano dalla casa, trascinando con sé piante, erba, terra e creando una voragine ancora più profonda.

Oggi la Dal Magro vive a Cavassico inferiore. L’appartamento del Comune le garantisce un tetto sopra la testa, ma i disagi non mancano: «La casa è vecchia, piccola e umida, ho ancora un sacco di cose nella mia casa a Chere e non le posso spostare. Il riscaldamento se ne va dalle fessure presenti negli infissi, il primo anno non ho potuto usare il salotto perché c’erano costantemente 17 gradi».

Si chiama alloggio di emergenza, in effetti, utile per una sistemazione temporanea. Ma sono passati quasi due anni e la Dal Magro si chiede quando potrà risolvere la sua situazione.

«Non potrò più tornare a Chere, questo è assodato», continua la donna, la voce che si incrina per un momento perché si tratta di una casa di famiglia, che lei ha ristrutturato investendo parecchio denaro. «Non c’è garanzia che un intervento sulla frana ne arresti il movimento. Ma non posso continuare a vivere in un alloggio di emergenza».

«Il Comune in questi anni avrebbe dovuto fare da tramite con la Regione e non ho mai sentito nessuno», continua. «Il cambiamento per me non è stato facile. Meno male che ho dei vicini di casa fantastici, che addirittura tengono accesa la luce nel loro cortile quando rientro tardi dal lavoro, perché io non ho una lampada all’esterno». Il calore umano scalda l’animo, ma la Dal Magro ora vuole risposte: «Quella dove abito non è casa mia. Quella che ho dovuto lasciare per ragioni di sicurezza ha un valore e ho investito dei soldi per ristrutturarla, ma adesso non posso più viverci». Però ci paga Imu e Tasi (pur al 50 per cento), come seconda casa perché ha cambiato residenza. E di risarcimenti, finora, non c’è stata nemmeno l’ombra.

«Questa situazione non può andare avanti in eterno», conclude la donna. Che chiede di potersi ricostruire una vita, insieme ad una casa, e chiede di essere aiutata a farlo.—

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