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Conto alla rovescia per far saltare la frana

Le microcariche verranno fatte esplodere venerdì pomeriggio o sabato mattina. Oggi la decisione in base al meteo

Raffaele Scottini
1 minuto di lettura



È tutto pronto per far saltare la frana di Schiucaz, l’unica incognita rimane il tempo. «Le microcariche verranno fatte esplodere venerdì pomeriggio o sabato mattina, in base alle condizioni meteo». La decisione verrà presa oggi. A dirlo è l’assessore regionale alla protezione civile Gianpaolo Bottacin, che per capire se la frana potesse essere trattata con l’esplosivo si è servito anche di Danilo Coppe, probabilmente il maggior esperto in materia in circolazione (è il tecnico chiamato per demolire il ponte Morandi a Genova).

L’aggiornamento pomeridiano di ieri delle previsioni meteo parlava di tempo instabile fino alla giornata di oggi, con probabili precipitazioni sulle aree montane. Stato di attenzione per rovesci e temporali che potrebbero essere intensi nella zona dolomitica e nelle zone pedemontane. Questo ha portato il Centro di protezione civile della Regione a diramare un avviso di criticità idrogeologica fino a domani alle 8.

Viene segnalata la possibilità d’innesco di fenomeni franosi superficiali sui versanti e la possibilità di innesco di colate rapide specie nelle aree di frana del Bellunese già oggetto di monitoraggio. Cioè la frana di Schiucaz in modo particolare (ma non solo).

La variabile da cui dipende l’innesco delle microcariche è questa, perché le autorizzazioni ci sono tutte e il piano operativo è pronto già da fine maggio. Restano da fare solo i fori per inserire i candelotti, che saranno circa quaranta. Chi gestisce la procedura è Veneto Strade. L’obiettivo è di demolire con l’esplosivo la sola parte in alto della frana. Si parla di circa 2.500 metri cubi di materiale argilloso, molto addensato. Subito dopo si procederà ad eliminare la parte incombente del piede di frana con mezzi meccanici.

A difesa delle case sono stati posizionati una serie di container da nave (quelli che si impilano uno sull’altro), zavorrati con gli stessi massi della frana per non appesantire ulteriormente la strada, sormontati da una rete protettiva per un totale di sei metri d’altezza. Sessanta metri di container in fila indiana formano così una barriera di protezione.

L’area interessata è preclusa al passaggio, per cui non serviranno ulteriori misure di sicurezza, mentre la frana continua ad essere monitorata costantemente, di fronte al rischio che possa collassare di colpo e tutta insieme. —





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