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Al bar con i domiciliari marocchino in carcere

Gigi Sosso
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LIMANA. I domiciliari al bar. I carabinieri di Santa Giustina hanno arrestato e portato in carcere Naceur El Hammoudi. L’uomo era ristretto agli arresti domiciliari, dopo una condanna in Appello a tre anni di reclusione e 30 mila euro di risarcimento danni per maltrattamenti in famiglia e, invece di essere a casa, sabato scorso era in un locale pubblico. È lì che l’hanno trovato i militari. Per questa violazione, anche su richiesta del pubblico ministero, il giudice per le indagini preliminari ha disposto la carcerazione.

El Hammoudi e l’ex moglie non erano solo coniugi, ma anche cugini di primo grado. Dopo una ventina di anni lontano dal Marocco, l’uomo non si era ancora adeguato alle regole di convivenza occidentali. La Procura aveva sottolineato il suo atteggiamento «controllante e spaventante» nei confronti della figlia, addirittura quando si permetteva un po’ di smalto sulle unghie. Provocava degli «stati di ansia e agitazione» nel figlio, infine «provava disprezzo per la moglie e pretendeva un totale asservimento da lei».

El Hammoudi non aveva nascosto al giudice che, secondo il suo neanche tanto modesto parere, i problemi erano nati «quando la donna aveva cominciato a lavorare». Faceva la badante di una persona anziana per avere un minimo di autonomia, visto che l’uomo non le passava un centesimo.

Comandava lui: fumava hashish, la insultava e addirittura le sputava in faccia. Andava a fare la spesa e chiudeva i generi alimentari nel garage, dove c’era anche la lavatrice, perché non le aveva mai dato la chiave. Spegneva il riscaldamento e non permetteva ai familiari la doccia, tanto è vero che la facevano dalla cognata.

Le giornate erano infernali, ma non è che le notti fossero migliori. La donna era costretta a dormire con i figli e un divano davanti alla porta, per non farlo entrare. –

Gigi Sosso

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