Morì a Gaggia Lante dopo la caduta dal letto: Sersa dovrà risarcire un milione di euro

La Corte d’Appello ha sentenziato anche il pagamento del funerale e della tomba dell’ospite che non era autosufficiente

BELLUNO

Ospite cade dal letto in casa di riposo e muore. Maxi risarcimento ai suoi cinque figli. La Corte d’Appello di Venezia ha condannato la Sersa Servizi sociali assistenziali Spa di Belluno al pagamento dei danni: compresi gli interessi di 12 anni, si arriva a circa un milione di euro.


La causa civile era stata presentata dall’avvocato Alessandra Gracis, il legale di Giesse Risarcimento danni. Nel primo grado di due anni fa il giudice Chiara Sandini aveva rigettato la domanda dei familiari, compensando le spese processuali. Il 19 giugno, invece, l’appello è stato accolto. Sentenza completamente ribaltata.

Angela Fossa era ospite della casa di riposo «Maria Gaggia Lante» di via Cavarzano e non era autosufficiente. Il 31 maggio 2007 l’anziana cadde dal letto, perché, dopo le operazioni di pulizia personale da parte delle operatrici della struttura, le sponde non erano state rialzate: si è mossa e, in assenza delle barriere, era volata per terra, soffrendo «un politrauma contusivo-fratturativo» e perdendo la vita quello stesso giorno, soprattutto per le conseguenze del forte trauma cranico.

La Procura della Repubblica aveva aperto un fascicolo per l’ipotesi di reato di omicidio colposo, ma alla fine degli accertamenti il pubblico ministero aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione dal giudice per le indagini preliminari.

Chiuso il capitolo del penale, senza nemmeno arrivare all’udienza preliminare, i figli Renato, Paolo, Carla, Paola e Marina hanno avviato la causa civile, sostenendo che il decesso della loro madre era da attribuire al comportamento gravemente negligente delle assistenti, che si erano allontanate dal letto per soccorrere un’altra ospite e si erano dimenticate di alzare le spondine.

Sersa, municipalizzata del Comune di Belluno, si è costituita con l’avvocato Pregaglia, chiedendo il rigetto della domanda di risarcimento, sulla base del fatto che le dipendenti si erano effettivamente spostate, ma per occuparsi di un’altra paziente che era entrata nella stanza «pallida, barcollante, in affanno e con gli occhi girati verso l’alto, pertanto la caduta era da considerarsi imprevedibile».

Il Tribunale di Belluno ha dato ragione, in prima battuta a Sersa, a quel punto i familiari hanno presentato appello, contestando in maniera circostanziata questa decisione. Il 20 marzo scorso sono state precisate le conclusioni e ieri è stata pubblicata la sentenza della Corte d’Appello, che ha dato loro ragione. C’è da dire che un altro operatore ha dichiarato che, mentre le colleghe si stavano occupando di Angela Fossa, era effettivamente arrivata l’altra donna in difficoltà, pertanto entrambe si erano girate di scatto per soccorrerla e non avevano alzato le sponde. Per il resto, una serie di testimonianze per sentito dire e le sommarie informazioni rese alla polizia da un’infermiera professionale: «Subito mi recavo nel reparto, dove apprendevo dalle due operatrici che la signora era caduta dal letto. Trovavo l’altra donna distesa a letto con la pressione arteriosa nella norma».

Insomma, la versione fornita dalle due indagate, a proposito della natura improvvisa del problema di salute dell’altra signora non ha trovato una conferma certa, al contrario di quanto ritenuto dal giudice bellunese: nessuno stato di necessità. Al di là di questo, una perizia ha stabilito la necessità dell’uso dei mezzi di contenzione per Angela Fossa, che era in età avanzata, soffriva di Alzheimer e aveva bisogno di assistenza per fare qualsiasi cosa, fin dal suo ingresso nella struttura il 27 settembre 2006.

Per tutto questo, le due operatrici sono responsabili della caduta, C’è un danno non patrimoniale, che è stato quantificato in 166 mila euro più interesse per ciascuno dei figli. La Corte d’Appello dichiara la responsabilità di Sersa e la condanna al risarcimento dei cinque fratelli per importi tra i 168 e i 169 mila euro. Ma ci sono anche le spese per il servizio di onoranze funebri e per la tomba e quelle processuali per più di 40 mila euro. In tutto, si arriva a circa un milione. —


 

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