Il viaggio del legno dal Nevegal alla Cina «Non riusciremo a finire entro l’anno»

Il titolare dell’azienda altoatesina che ha vinto l’appalto spiega l’enorme lavoro che stanno realizzando sul colle di Belluno



Sono disposti ad acquistare la metà del legno schiantato in Veneto, ovvero almeno due milioni di metri cubi. I cinesi non scherzano, ed hanno iniziato proprio dal Nevegal. Per loro tratta la ditta Waldprofi di Valdaora, che ha acquistato il lotto del Comune di Belluno per 30.000 metri cubi ed ha iniziato a caricarlo sui container per inviarlo poi, via nave, in Cina.


«Sì abbiamo acquistato in Nevegal – conferma il titolare di Waldprofi, Ralph Urthaler – sia dal Comune che dai privati e da Veneto Agricoltura, ad un costo di 26 euro al metro cubo per il legname migliore. Ma abbiamo preso poi lotti anche a Livinallongo (30.000 metri cubi), Falcade, San Tomaso, La Valle, con quotazioni variabili a seconda del tipo di legname ed anche dei mezzi che poi sono necessari a portarlo fuori dal bosco. Mentre in Nevegal, infatti, quasi tutto il lavoro è stato fatto con i mezzi di terra, in altre zone bisogna intervenire con la teleferica e questo ovviamente ci richiede un costo di lavorazione ben maggiore».

Usate anche l’elicottero?

«Al momento solo in Alto Adige per portare via il cirmolo; ma se si usa l’elicottero abbiamo un costo vivo anche di 100 euro al metro cubo, che non possiamo sostenere per esboscare il semplice abete, ma solo per legno più pregiato».

A chi vendete il legno?

«Ad un’azienda costituita da uno sloveno e da un cinese. Loro pensano poi ad espletare tutte le pratiche per il trasporto via nave, dalla Slovenia, ad iniziare dagli aspetti fitosanitari».

Quanto ci mette il legname ad andare dal Nevegal alla Cina?

«Indicativamente 35/45 giorni».

La Waldprofi dei fratelli Ralph, Andreas e Marc Urthaler è stata costituita nel 2015 ed ha sede a Valdaora in provincia di Bolzano. Si occupa di manutenzione del bosco, «perché boschi non curati sono patrimoni a rischio ed a basso accrescimento, mentre solo un bosco accuratamente diradato oggi sarà un capitale per il futuro».

Poi raccolgono il legname con l’acquisto di tronchi in piedi o franco strada forestale, e lo commercializzano «grazie al contatto continuo con rinomate segherie, cartiere e centrali di biomassa, così – spiega Ralph, classe 1991 – otteniamo prezzi massimi per ogni tipo di assortimento di tronchi e per il legno sminuzzato».

Ed intervengono, come nel caso di Vaia, dopo casi di calamità, a causa di danni del vento, danni causati da insetti o da masse di neve. Una quindicina gli addetti, oltre ai tre titolari, ma poi con le varie squadre esterne si arriva anche a 50 persone che lavorano nel bellunese, in Trentino ed in Alto Adige.

I tempi di lavorazione in Nevegal?

«Non credo riusciremo a concludere entro il 2019 anche se probabilmente il legno da esboscare sarà qualcosa meno delle stime fatte in fase di asta». Recentemente i tre fratelli hanno costituito in Agordino una nuova società che si occupa della biomassa, WP Biomasse srl.

Il trasporto del legno in Cina, un’assoluta novità, ha comportato anche la modifica delle misure dei tronchi, che vengono tagliati in due pezzature, da 11 metri e 80 cm e da 5 metri e 90 cm; nonché la procedura per il loro carico sui container. Non più l’uso della gru, infatti, per caricare sui rimorchi a cielo aperto, ma una particolare struttura che avvicina i tronchi alla porta posteriore del container e poi li “spinge” all’interno. Insomma, gli occhi a mandorla dei cinesi si sono posati sul legname schiantato dalla tempesta Vaia. Ed hanno dato fiato al mercato, rialzando le quotazioni del legno che si erano bruscamente abbassate. Secondo fonti della Direzione Foreste (Difor) del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari Forestali e del Turismo (Mipaaft), la tempesta avrebbe causato un totale di circa 8,5 milioni di metri cubi di legname a terra, in Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia e Friuli Venezia Giulia. Circa 4 milioni di metri cubi quelli schiantati in Veneto.

«Un’enormità se si pensa che in media si tagliavano nella nostra regione 200.000 metri cubi all’anno», spiega Luca Canzan del Cifort, il Consorzio imprese forestali del Triveneto, che rappresenta 55 aziende di prima e seconda lavorazione, ovvero imprese boschive e segherie. Ed ora l’arrivo dei cinesi ha rianimato il mercato. —





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