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È Fummi l’alpino dell’anno: «Un orgoglio per il Cadore»

Da sempre in prima linea con le penne nere nonostante la malattia. La soddisfazione del presidente Cason: «Spirito di sacrificio e tanta volontà»



Alessandro Fummi è “Alpino dell’anno 2019”. Socio del gruppo di Pieve di Cadore, riceverà il premio nazionale ai primi di ottobre a Savona «per la forza, il coraggio e lo spirito alpino di cui è esempio».


La comunicazione della commissione Ana è giunta al presidente sezionale Antonio Cason ai primi di agosto: «L’assegnazione del premio ad Alessandro Fummi è un onore per l’intera sezione e per tutti gli alpini cadorini. Già nel 2009 un nostro associato, Daniele De Michiel di Lorenzago, ebbe una segnalazione e un attestato. Oggi il premio vero e proprio va a premiare un alpino esemplare per forza di carattere, spirito di sacrificio, ferrea volontà, nonostante le gravi avversità della vita. Anche in carrozzella è sempre presente alle nostre manifestazioni alpine, fiero del suo cappello. Sono legato a lui anche come amico, socio del mio gruppo da tantissimi anni. Grazie a lui ho imparato il “burraco”, partecipando ai tornei che ancora oggi organizza tutte le settimane».

Alessandro Fummi è persona conosciuta e stimata in Cadore. Di origini piacentine, è stato sottufficiale degli alpini in forza al Battaglion Cadore per quasi 25 anni, dal 1970 fino al 1994, anno del pensionamento. Accanto alla carriera militare, Alessandro si è dedicato con passione agli sport “minori”, come le bocce e il curling, ed è tra i fondatori del “Curling club Cadore”. Specialmente in questa disciplina del ghiaccio si è distinto come componente della squadra nazionale, partecipando ai campionati europei di Lillehammer nel 1990 e Chamonix nel 1991. Nel 1997 è stato allenatore della nazionale femminile e dal 1995 al 2010 ha rivestito cariche ufficiali nella Federazione Italiana Sport Ghiaccio, accompagnando la squadra nazionale di curling alle Olimpiadi di Torino 2006.

Dalla fine degli anni’90 Alessandro Fummi deve però affrontare difficoltà sempre maggiori. Prima le cure e l’attenzione per la grave malattia dell’amata moglie Adriana che, dopo lunghe sofferenze, scompare nel 2008. Poi la diagnosi del morbo di Parkinson, che in forma progressiva mina la sua integrità fisica e motoria, costringendolo alla carrozzella. Deve lasciare anche il Coro Cadore, dove ha cantato per molti anni e ha svolto anche le funzioni di presidente. Eppure Alessandro non si abbatte, con forza e spirito alpino affronta i problemi con il sorriso, apprezzando ciò che “l’amico Parkinson”, come lo chiama lui, gli lascia ancora fare. Ha scritto infatti due libri sulla storia delle bocce in Cadore e sulla storia del curling in Italia. Partecipa regolarmente agli incontri degli Alpini con il suo cappello. —
 

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