L’opera di Pomodoro lascerà la città, Cariverona ha deciso di portarla altrove

La Fondazione darà al Fulcis un prezioso ovale di Ricci. Al museo resteranno anche alcuni quadri della mostra 

La statua di Arnaldo Pomodoro lascia Belluno. Nei prossimi giorni, infatti, i bellunesi non troveranno più l’opera del celebre artista davanti a porta Dante. I primi a tirare un sospiro di sollievo saranno gli ex componenti di maggioranza dell’amministrazione Prade, che consideravano intollerabile la vista dell’opera del più grande scultore italiano vivente, tanto da venderla nel 2011. Acquistata nel 2006 dall’amministrazione De Col per 330 mila euro, direttamente dall’autore, negli anni successivi la statua è diventata il terreno di scontro tra centrosinistra e centrodestra, che l’aveva eletta a “spreco”.

In realtà, quando nel 2011 Prade decise di venderla, trovò rapidamente la disponibilità della Fondazione Cariverona, cioè il maggior collezionista sulla piazza, che l’acquistò esattamente allo stesso prezzo. Inizialmente la Fondazione aveva deciso di lasciare la statua alla città, ma ora il legittimo proprietario ha deciso di ricollocare “Novecento”, «in un contesto privato». Belluno, dunque, non sarà più come New York, Los Angeles, Dublino, Milano, Roma, Brisbane solo per citare alcune delle città che espongono opere di Arnaldo Pomodoro. «Non sono per nulla pentito di quell’acquisto, credo siano stati 13 anni interessanti per la città, che è anche rientrata totalmente dei soldi spesi», sottolinea con un pizzico di amarezza l’assessore alla cultura Marco Perale.


Per un’opera che se ne va, ce n’è un’altra, importantissima, che arriva. La Fondazione Cariverona, infatti, ha acquistato uno dei due ovali di Sebastiano Ricci realizzati per il Camerino d’Ercole e spariti durante la Grande Guerra. Ora quell’ovale verrà dato in comodato al Comune. Si tratta del dipinto intitolato “Pan e Siringa” acquisito da Fondazione Cariverona proprio perché vada a riunirsi alle altre del ciclo riccesco già conservate al Fulcis.

«La Fondazione è dedita alle proprie comunità non solo con l’azione erogativa ma sempre più anche attraverso l’intelligente valorizzazione dei propri contenitori e del rilevante patrimonio artistico delle nostre collezioni», spiega il presidente Alessandro Mazzucco.

«Un altro, fondamentale, pezzo della nostra storia», dichiara il sindaco Massaro, «viene recuperato e torna a casa, nella città e nel palazzo per i quali era stato concepito, raggiungendo le altre straordinarie tele di Sebastiano Ricci già presenti e andando integrare il ciclo realizzato per la famiglia Fulcis, capolavoro del Settecento europeo. Con questa operazione, gli altri comodati concessi da Fondazione Cariverona, e le donazioni ricevute a partire dall’inaugurazione del nuovo museo, Palazzo Fulcis continua nel migliore dei modi il suo percorso di crescita e di arricchimento della proposta espositiva e culturale».

Inoltre, a conclusione della mostra “Sebastiano Ricci. Rivali ed Eredi”, due importanti opere della collezione ivi esposte verranno concesse in deposito arricchendo il percorso permanente del museo: il “Ritratto di dama con ancelle” di Antonio Pellegrini, e il “Paesaggio con pellegrino e lavandaie” di Alessandro Magnasco e Anton Francesco Peruzzini. È, infine, confermata la permanenza in comodato al Fulcis anche di ulteriori tre opere già in esposizione: “L’uomo e il satiro” sempre di Sebastiano Ricci, della “Pianta prospettica della città di Belluno” di Domenico Falce e della “Baruffa tra zatteri e biri” di Pietro Brancaleoni e Antonio Lazzarini. —


 

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