Ospedale, l’Usl privatizzerà il punto di primo intervento

Entro breve sarà pubblicato il bando di gara europeo di oltre 4 milioni di euro Il dg Rasi Caldogno: «La forte carenza di medici non ci lascia altra scelta»



Il percorso di privatizzazione della sanità, iniziato con il Codivilla, prosegue ad Auronzo dove a breve l’Usl metterà a bando la gestione del punto di primo intervento dell’ospedale. E la novità non piace per nulla ai sindacati che auspicano una mobilitazione del territorio per salvare la sanità pubblica.


«Già a luglio», fa sapere Gianluigi Della Giacoma, segretario della Fp Cgil, «durante una riunione, l’Usl ci aveva anticipato le difficoltà a mandare avanti il punto di primo intervento di Auronzo, annunciandoci l’intenzione di darlo in gestione all’esterno. L’autorizzazione era stata chiesta alla Commissione regionale per gli investimenti tecnologici ed in edilizia (Crite)». E ora l’ok è arrivato. «Da quello che ci è stato riferito l’altro ieri, al termine di una riunione in direzione generale, è che il bando dovrebbe uscire a breve, varrà per cinque anni e avrà un valore di oltre 4 milioni di euro complessivi», spiega ancora Della Giacoma che prosegue: «Entro giugno 2020 partirà quindi la nuova gestione privata che prevede la presenza di sette medici, di altrettanti infermieri e otto autisti di ambulanze. Inoltre, ci hanno riferito che il vincitore della gara dovrà garantire oltre al personale, anche l’attrezzatura per il punto di primo intervento».

Fp Cgil, Nursing Up e Uil Fpl lanciano quindi l’allarme. «Prima è toccato al Codivilla, presto ad Auronzo e domani a chi toccherà?», si domandano le organizzazioni sindacali che hanno già distribuito un volantino per denunciare questa scelta. «Mentre la Cisl pensa a fare cause per le divise, noi perdiamo un altro pezzo di sanità», dicono i sindacati che poi aggiungono: «Ma chi potrà prendere in gestione questo servizio sanitario se non qualcuno che è già presente nel nostro territorio, come ad esempio la Gvm che gestisce il Codivilla?».

Ma perché si è giunti a questa decisione? A spiegarlo è il direttore generale Adriano Rasi Caldogno. «La carenza di medici, che da alcuni anni andiamo evidenziando, ora si sta facendo sempre più pressante e ad Auronzo la situazione rischia di esplodere. E per evitare di arrivare tardi, vogliamo già pensare alle soluzioni. E questa del bando e della privatizzazione è l’unica strada possibile per garantire il servizio, cosa fondamentale che sta a cuore alla nostra azienda. E finché ci sarò io alla guida dell’Usl, farò di tutto per mantenere i servizi in tutta la provincia. Speriamo di trovare, anzi, una risposta da soggetti già presenti nel territorio», dice il dg, confermando così le supposizioni del sindacato nei confronti della società romagnola.

Rasi Caldogno, comunque, precisa che «ancora non è stato deliberato nulla in merito all’ospedale di Auronzo, anche se questo avverrà a breve. E in quel momento, eventualmente, spiegheremo meglio cosa intendiamo fare. Ma l’elemento chiave che muove questa scelta è che vogliamo mantenere il servizio e soprattutto un’alta qualità delle prestazioni erogate. Cosa che a breve non sarà più possibile con la carenza attuale di medici. Se in avvenire dovessero cambiare le condizioni di reperibilità del personale, allora potremo pensare a qualcosa di diverso».

E poi a chi critica la decisione, il direttore generale pone una domanda: «Bisogna decidere: è preferibile che venga garantita la continuità del servizio e mantenuta la sua qualità o che il servizio venga meno?». —



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