A oltre diecimila pensionati 25 centesimi in più al mese

È l’ammontare dell’aumento che starebbe valutando il governo con la finanziaria Lo Spi Cgil attacca: «Ci hanno tolto 44 miliardi in 7 anni, ora arriva l’elemosina»



Dopo sette anni di blocco delle pensioni che hanno fatto risparmiare allo Stato 44 miliardi di euro, la manovra finanziaria in discussione in Parlamento prevede un aumento di 25 centesimi di euro al mese per chi percepisce una pensione equivalente a quattro volte il minimo, cioè dai 1.525 fino ai 2.025 euro.


La segretaria dello Spi Cgil, Maria Rita Gentilin grida allo scandalo. «È una vergogna, qui stiamo parlando di una vera e propria elemosina». E rilancia la mobilitazione unitaria di tutti i pensionati aderenti alle sigle sindacali il 16 novembre a Roma. «Andremo a rivendicare tutte le richieste che da qualche anno stiamo presentando ai vari governi, senza però alcuna risposta».

In provincia di Belluno, i possibili interessati a questo aumento del valore di 3 euro all’anno, sono oltre 10 mila (sugli 86 mila complessivi) di cui 3.050 donne.

«L’aumento», spiega Gentilin, «è collegato alla rivalutazione degli assegni pensionistici. La rivalutazione al 100% degli assegni, oggi applicata solo per i trattamenti tre volte il minimo, ossia fino a poco meno di 1.500 euro, verrà estesa fino agli assegni di 2.025 euro, che fino ad oggi beneficiavano di un ricalcolo del 97%. L’aumento del 3% significa praticamente 3 euro all’anno, cioè poco più di due caffè, che equivalgono a 25 centesimi al mese. Questa “abbondanza” arriverebbe per oltre 10 mila bellunesi».

E anche se agli aumenti, benché limitati, non si rinuncia mai, la segretaria dello Spi Cgil evidenzia come «questa elemosina di certo non servirà a far dimenticare che in sette anni di mancato adeguamento delle pensioni al caro vita, lo Stato ha incamerato la bellezza di 44 miliardi di euro. E dico 44 miliardi: una somma considerevole, che ora torna indietro sotto forma di tre euro all’anno». Ed è anche per questo che i pensionati aderenti a tutti i sindacati torneranno in piazza a metà novembre, con una manifestazione nazionale. «Chiediamo il ripristino di un sistema di rivalutazione equo che tuteli il potere di acquisto delle pensioni e la ricostruzione del montante come base di calcolo per chi ha subito il blocco negli anni precedenti», dice Maria Rita Gentilin che aggiunge: «Chiediamo l’allargamento della platea dei beneficiari della quattordicesima e il taglio delle tasse. Ricordiamoci che in provincia di Belluno ci sono le pensioni più basse del Veneto, un triste primato che rende l’idea di come siamo messi».

I sindacati di pensionati, però, chiedono anche altre cose per rendere più facile la vecchiaia. «Conosciamo la difficoltà del governo nel reperire le risorse, ma abbiamo necessità di avere certezze sui diritti a cui possiamo adire. E mi riferisco all’aumento del fondo per la non autosufficienza. Un fondo che deve aumentare la quota sanitaria a favore delle persone ospitate nelle case di riposo. Ad oggi sappiamo che un autosufficiente spende in media in casa di riposo 2.250 euro al mese, mentre i non autosufficienti 1.450 euro circa. Somme che i nostri pensionati, con indennità minime sono impossibilitati a coprire. Per questo sarebbe auspicabile incrementare la quota di partecipazione sanitaria messa dalla Regione per alleviare quest’ulteriore spesa per persone che già vivono con poco». —



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