«Impegno alla responsabilità» dal cimitero di Fortogna

Omaggio alle vittime del Vajont, ascoltando i racconti dei superstiti e celebrando la messa: ha ricordato i soccorritori partiti anche dal suo paese



L’omaggio di Parolin alle vittime del Vajont. Il segretario di Stato del Vaticano ha voluto celebrare una messa di suffragio ma anche soffermarsi tra le tombe del cimitero di Fortogna con una visita al portale museale, accompagnato dal vescovo Renato Marangoni e dal sindaco Roberto Padrin.


C’è stato anche l’incontro con alcuni superstiti come Gianni Olivier, che più di tutti si è occupato della storia del cimitero e delle vittime, Renato Migotti dell’associazione “Vajont il futuro della memoria” che ha illustrato al cardinale il progetto di recupero delle 800 vecchie lapidi con la creazione di un memoriale e Micaela Coletti del comitato Sopravvissuti che ha illustrato la loro attività divulgativa nelle scuole e non solo per trasmettere la memoria.

Ha ascoltato con interesse il racconto della costruzione del cimitero e del campanile di Pirago ed è stato colpito da alcune foto della Longarone distrutta ma anche da alcuni reperti, simbolo della distruzione di 56 anni fa.

Parolin ha ricordato che dal suo paese natale, Schiavon e dalla sua terra ovvero il Vicentino partirono all’indomani del disastro molti soccorritori.

Ecco il testo della dedica lasciata nel libro dei visitatori: «La visita di questo cimitero mi riempie di commozione. Una preghiera a tutte le vittime e un impegno solenne alla responsabilità vi conforti. Che esse possano riposare in pace nell’infinità del creato».

Ha poi peso omaggio al monumento scolpito da Franco Fiabane, ad alcuni cippi e alla tomba del vescovo Gioacchino Muccin. «In queste situazioni e in questi luoghi – ha detto Parolin nell’omelia – è difficile parlare. C’è infatti un silenzio fuori e dentro di noi. Oggi è una giornata particolare perché è la ricorrenza di tutti i defunti e questo sottolinea ancora di più la commozione e la tristezza del mio animo dopo questa mia visita. Devo ringraziare tutti coloro, il vescovo, il clero locale e le autorità civili, che mi hanno permesso di fare questa esperienza significativa. Oggi voglio lasciarvi con tre parole. La prima è memoria. I sopravvissuti che ho incontrato ci ricordano della loro vicenda. Oggi si tende a dimenticare troppo in fretta le tragedie. Chi non c’è più e chi è sopravvissuto ci spingono ancora di più al dovere di ricordare affinché questi fatti non si ripetano mai più».

«La seconda parola è quella della solidarietà – ha continuato il segretario di Stato Vaticano – all’epoca ci fu un immenso dolore e subito dopo una grande risposta, la più vera e sincera, ovvero quella di tante persone che si sono messe a disposizione per aiutare chi soffriva. I soccorritori sono stati vicini a chi aveva perso tutto e hanno condiviso il loro dolore. Infine c’è la speranza. Senza la fede è davvero difficile andare avanti di fronte a queste situazioni terribili. Dobbiamo affidarci tutti a Dio che trasforma tutto il dolore del mondo».

«È stata una visita nel segno della sobrietà e intimità – spiega il sindaco Padrin – il cardinale è stato molto colpito da alcune storie racchiuse nel museo del portale e dalle testimonianze di superstiti e sopravvissuti. Conosceva bene la vicenda del Vajont ma non era mai stato in questi luoghi e quindi l’impatto è stato molto forte. Siamo contenti di questo gesto che sottolinea la vicinanza del Vaticano alle nostre comunità».

Infine un fuoriprogramma con Parolin che ha espresso il desiderio di vedere la chiesa di Longarone con una breve sosta con la guida del sindaco e del parroco don Augusto Antoniol. —



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