“Tipografia Piave” là dove nascono libri e giornali made in Belluno

Aperta nel 1932 come Cartolibraria, si è evoluta con gli anni Dal 2010 è iniziata l’avventura della “Tipi edizioni”



Un tramite tra scrittore e lettori che con gli anni ha affinato la propria tecnica comunicativa ed è oggi pronta ad affrontare al meglio le sfide del futuro. La Tipografia Piave non teme il passare del tempo e, grazie anche al lavoro della casa di edizione Tipi, nata nel 2010, non si mette in competizione con le nuove tecnologie ma, anzi, le addomestica e ne sfrutta le immense potenzialità per rendere i propri prodotti più funzionali e attraenti per il pubblico moderno.


UNA STORIA LUNGA

L’odierna “Tipografia Piave” è il risultato di una serie di passaggi ed evoluzioni societarie che iniziano il 20 febbraio 1932, quando si costituiva a Belluno “La Cartolibraria”, società formata da 14 soci, tra i quali quattro sacerdoti, con un capitale di 60 azioni da 1000 lire ciascuna. Nello stesso periodo prende piede a Belluno l’Istituto veneto di Arti grafiche di Rovigo, nel quale hanno una parte importante Virtus Cavallini e alcuni altri uomini de “La Cartolibraria”. Ma perché tanto interesse dei cattolici per la stampa e l’editoria? La spiegazione sta nella grandissima fioritura di pubblicazioni cattoliche in provincia di Belluno: a partire dall’Amico del Popolo, stampato nella tipografia De Liberali fin da prima della Grande Guerra, dal 1909, per proseguire, negli anni ’20, con la fioritura straordinaria di bollettini, grazie alla quale quasi ogni parrocchia aveva la sua pubblicazione. Dopo la seconda guerra mondiale, nell’autunno 1945, l’Istituto veneto di Arti grafiche, per iniziativa del vescovo monsignor Girolamo Bortignon, divenne proprietà della diocesi di Belluno e assunse il nome di “Tipografia vescovile”, che mantenne fino al 1964, quando fu mutato in “Tipografia Piave”.

La tecnica e il futuro

La Tipografia rimase nei vecchi locali di via San Pietro, 13, fino al 1960, quando fu trasferita nella nuova sede di piazza Piloni, 11. Il rinnovamento del 1945 e la nuova sede del 1960 portarono a un rapido sviluppo della tipografia, con l’aumento di personale e nuove macchine: nel 1956 le nuovissime Italtype e nel 1972 la prima da stampa offset. Si passò dalla composizione a caldo (con il piombo e i caratteri mobili) alla fotocomposizione e ai moderni sistemi di impaginazione elettronica, con la realizzazione di una rete interna che collega computer, stampanti e fotocompositrici. Nel 1974 venne acquistata la rotativa “Goss Comunity”, unica mai esistita in provincia di Belluno, usata anche in alcuni spezzoni del film “Vajont”; l’evoluzione tecnologica è poi continuata con lo sviluppo delle reti e dell’informatica, che ha portato una svolta epocale nel settore tipografico, sia nella parte grafica che in quella produttiva. «La nostra tipografia si è sempre concentrata sull’editoria con un’attenzione particolare all’impaginazione di libri e giornali», spiega Marco Maierotti, ingegnere gestionale che dal 2008 è direttore della tipografia, «il mondo della tipografia è molto vario: dalla stampa alla grafica pubblicitaria, ognuno sviluppa competenze diverse per il proprio settore. È un mondo molto polverizzato e bisogna saper diventare il mediatore, anche culturale, tra chi scrive e chi legge. Noi possiamo dire di essere bravi nel seguire il cliente, consigliandolo su vari aspetti della realizzazione del prodotto. Per fare un esempio, il nostro grafico è laureato in materie umanistiche, quindi non è solo un tecnico, ma sa proporre soluzioni particolari anche nell’ambito del testo stesso che sta elaborando».

TIPI EDIZIONI

Nel 2010 nasce infine la Tipi edizioni, la casa che, distaccandosi dal solo lavoro sulla stampa, si lancia sul mercato delle pubblicazioni, realizzate seguendo ogni passaggio dall’idea del libro alla sua nascita. «Tipi è nata per mettere a frutto la nostra capacità editoriale», prosegue Marco Maierotti, «prima avevamo sempre realizzato le nostre opere su commessa, ora abbiamo riscoperto l’idea che faceva dei vecchi tipografi anche degli editori, uno tra tutti Aldo Manunzio, che nella Venezia del tardo Quattrocento promosse innovazioni tipografiche ed editoriali grazie alle sue edizioni. Noi ora, abbiamo talmente tanta tecnologia che dobbiamo ripensare il modo di trasmettere il nostro messaggio». —

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