Sindaci, missione da volontari: senza contributi e con tanti rischi

Aumenta l’indennità di carica ma non per i consiglieri. «Unico rimborso la benzina, tutto il resto a nostro carico»

BELLUNO. L’aumento delle indennità per gli amministratori locali è una buona notizia per i sindaci dei piccoli Comuni, ma forse non tutti sanno che chi fa il sindaco è quasi un volontario, con enormi responsabilità e un impegno senza orari né festività.

L’emendamento del Pd, approvato all’unanimità dalla Commissione Bilancio, non renderà ricco nessuno, ma i sindaci dei Comuni con meno di tremila abitanti riceveranno un’indennità di 1.437,35 euro netti, che è qualcosa in più dei 1.075 euro netti destinati finora ai sindaci dei comuni tra i mille e i tremila abitanti e parecchio di più degli 893 euro, stavolta lordi, dei primi cittadini di comuni con meno di mille abitanti.


Queste cifre, che spesso non coprono nemmeno le spese, vengono ulteriormente ridotte a chi continua a lavorare, fino ad essere dimezzate se il sindaco in questione è un lavoratore dipendente. Inoltre, chi non sceglie di dedicarsi totalmente al comune e conserva il proprio lavoro, anche non dipendente, non riceve i contributi per maturare la pensione.

In compenso rischia ogni giorno procedimenti penali e, pur esistendo un’assicurazione comunale, tutti preferiscono tutelarsi pagando di tasca propria un’assicurazione per le spese legali.

Tutto ciò rende evidente un aspetto ben poco democratico: pochi possono permettersi di fare il sindaco o l’amministratore locale in generale, visto che gli assessori hanno un’indennità ancora inferiore (si va dai 2.021 euro lordi dei capoluoghi di provincia ai 268 euro, sempre lordi, dei comuni sotto i mille abitanti) per non parlare dei consiglieri comunali, che nei piccoli municipi arrivano ad accumulare gettoni di presenza per la mirabolante cifra di 80 euro all’anno, se fanno tante riunioni.

«Forse sarebbe meglio se quei soldi li mettessero all’Inps, oppure che ci togliessero un po’ di vincoli e di burocrazia, o il divieto di assumere», dice Leandro Grones, sindaco di Livinallongo, poco meno di 1.300 abitanti.

«Il fatto che non vengano versati i contributi è forse l’aspetto più grave. Io sono un albergatore, ma in realtà mi dedico completamente al comune. A Livinallongo, come in molti altri paesi, è impensabile avere un’altra attività».

Naturalmente Grones, come i colleghi, non lo fa per soldi, anzi. «L’unico rimborso garantito che abbiamo è sulla benzina: un quinto del costo al litro ogni chilometro, ma in 5 anni la mia macchina ha già accumulato 260 mila chilometri e per ogni riunione a Belluno devo fare circa tre ore di strada. Poi vanno considerato i pedaggi autostradali, i pasti, il telefono...».

Detto questo, l’aumento dell’indennità, secondo Grones: «È un segnale, un giusto riconoscimento. Nessuno ti obbliga a candidarti, ma questa decisione ci fa sentire un pochi più considerati».

Anche Mirco Badole, sindaco di San Gregorio nelle Alpi (meno di 1.600 abitanti) e deputato della Lega, è favorevole alla decisione: «Fare il sindaco è poco più che fare il volontario e l’aumento delle indennità è sacrosanto, perché i sindaci sono carichi di responsabilità e rischiano grosso per qualsiasi evento avverso».

Come deputato Badole non percepisce l’indennità da sindaco, che nel suo caso sarebbe di 780 euro, perchè ha deciso di mantenere la decurtazione del 30% decisa dai suoi predecessori: «Rimborsi spese non ne ho mai chiesti e non ho mai fatto il conto delle spese sostenute, è inutile, ti fa solo venire il nervoso».

In qualità di dipendente statale, Serenella Bogana riceve un’indennità di 450 euro netti al mese per fare il sindaco di Alano di Piave (circa 2.700 abitanti) e zero per fare il consigliere provinciale delegato al bilancio: «È tutto volontariato e l’aumento, per quanto giusto, fa sorridere. Io vorrei mettere sul piatto le responsabilità di un sindaco rispetto a quelle di chi occupa poltrone ben più comode, come in Regione o a Roma. Il nostro impegno è 7 giorni su 7, 24 ore al giorno e proprio perché è volontariato ha una doppia dignità. Il tutto senza contributi e con responsabilità enormi. Insomma, nessuno fa il sindaco per soldi, specie nei piccoli comuni. Io lo faccio per passione, lo faccio molto volentieri, mi piace. Per andare in Provincia non ricevo nulla, ma questo non cambia il mio impegno e la mia dedizione».

Il sindaco di Perarolo (352 abitanti), Pier Luigi Svaluto Ferro, è un dipendente pubblico e attualmente la sua indennità mensile non arriva a 300 euro al mese. Anche lui è consigliere in Provincia a zero euro: «Se si rapporta ai lauti stipendi dei consiglieri regionali e dei parlamentari, l’aumento sono briciole, ma va bene così. Io non ci pago le spese, oltre alle responsabilità e al tempo che ci dedico. Io credo che un amministratore debba essere messo nelle condizioni di lavorare in tranquillità, cosa che la burocrazia, i nostri molteplici ruoli e le responsabilità non consentono. Inoltre chi lavora per un privato spesso non ottiene la copertura per le assenze dal lavoro e questo significa che solo poche categorie di persone possono fare il sindaco. Di certo non possono farlo i giovani e questo è grave. Io credo che tutti debbano essere messi nelle condizioni di poter fare il sindaco e di farlo come fosse un lavoro vero. Alla fine lo facciamo per passione, a me piace e non rimpiango nulla e credo che i miei cittadini apprezzino visto che mi eleggono dal 1990».

Gianluca Dal Borgo, sindaco di Chies d’Alpago (1.300 abitanti) ha un altro lavoro e, attualmente, la sua indennità è di 489 euro al mese: «È chiaro che non ci paghi le spese, ma se facessi solo il sindaco ne prenderei 970 e avendo un mutuo e due figli devo conservare anche il mio lavoro. Io ringrazio chi ha deciso questo aumento, perché è un riconoscimento per gli amministratori locali, per il lavoro che facciamo sul territorio. I Comuni hanno una storia millenaria, sono gli enti puù vicini ai cittadini, è giusto che abbiano un ruolo centrale. Nessuno lo fa per soldi, quand’ero presidente dell’Unione montana non prendevo nemmeno un gettone di presenza, ma queste sono esperienze che ti fanno crescere come persona e imparare tante cose».

«Personalmente non mi sono mai battuto per questo tema», dice Dario Scopel, sindaco di Seren del Grappa, 2.400 abitanti. «Ma ritengo certamente che sia una buona notizia che consolida il cambio di rotta della politica verso i piccoli comuni, cioè considerandoli sempre più importanti, riconoscendo che tengono in piedi oltre metà del territorio nazionale. I sindaci scelgono di mettersi a disposizione non vedendo ciò come un lavoro ma come una missione e per passione verso i luoghi in cui vivono. Almeno nella stragrande maggioranza dei casi. Certo, dare un riconoscimento economico ad un ruolo su cui gravitano enormi responsabilità, credo che sia anche giusto». —


 

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