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«Ho sentito un botto poi l’ho visto ferito»

L’imputata in concorso ricostruisce il rogo delle due auto L’esecutore materiale ha già patteggiato: «Sono stato io»

Gigi Sosso
1 minuto di lettura

ROCCA PIETORE. Bruciate le auto di due turisti. Per l’incendio dell’alba del 25 settembre 2016, a Rocca Pietore, Claudio Dalle Cort ha patteggiato un anno di reclusione, perché il reato di incendio è stato derubricato in danneggiamento seguito da incendio. La ragazza dell’epoca Eleonora Sommavilla deve rispondere dello stesso reato in concorso, ma dopo essere stata individuata grazie ai tatuaggi a forma di farfalla su polpacci e caviglie visti da una telecamera della videosorveglianza, ha escluso in tribunale di avere responsabilità. La donna ha scelto il dibattimento pubblico e, alla fine dell’udienza di ieri, è stato visionato il video, grazie a un computer fisso in camera di consiglio. Rinvio al 21 gennaio per discussione e sentenza. Quello che rimane misterioso è il movente del rogo.

Difesa da Piero Tandura, Sommavilla era appena tornata da una vacanza e la sera prima incontra Dalle Cort per un aperitivo e una pizza. Poi i due decidono di andare a una festa in Val di Zoldo, dalla quale tornano a casa «brilli» verso le 6 del mattino. Prima uno e poi l’altra vanno in bagno. Dalle Cort esce dall’abitazione senza avvertire: «Non lo vedo e vado a verificare dov’è andato», racconta Sommavilla, «non trovo nessuno nel piazzale e solo in un secondo momento lo vedo che sta frugando in una macchina. Gli chiedo cosa stia facendo e lui mi prende per mano, riaccompagnandomi nell’alloggio. Mi dice che si è dimenticato qualcosa e se ne va di nuovo: sento un botto e me lo vedo arrivare insanguinato. Mi arrabbio, ma non mi risponde. Peraltro mi ero accorta del fatto che era nervoso, durante la festa. Infine, sentiamo l’arrivo dei vigili del fuoco».

C’è stata una perquisizione e i carabinieri di Caprile hanno sequestrato alla donna gli indumenti che indossava quella sera. Dalle Cort ha già definito la sua posizione con l’applicazione pena ed è stato sentito come teste assistito dal difensore Tullio Tandura. La sua ricostruzione è stata identica a quella di Sommavilla e si è chiusa con «ho incendiato le auto e sono scappato nel bosco». Non sapeva per certo di chi fossero la Volkwagen Golf e la Nissan Qashqai targate Ravenna e, in seguito, non si è preoccupato di sentire i proprietari per concordare un risarcimento.

I due romagnoli, che erano rientrati dopo aver assistito a una partita di hockey dell’Alleghe, si sono costituiti parte civile con l’avvocato Docimo e ne approfitteranno per chiederlo a gennaio. Quello che nessuno sa o dice è il motivo dell’incendio. Ammesso che ce ne sia uno. —

Gigi Sosso

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