La preside: «Controllate i cellulari dei vostri figli»

Lettera ai genitori della scuola media Nievo: «Nei telefoni pornografia, insulti, simboli nazisti e ragazze in pose sexy»

BELLUNO

Sempre più ragazzi usano i cellulari per inviare foto hard, insultare, intimorire i coetanei, facendo un uso improprio e spesso inconsapevole dei social network. Comportamenti che si stanno diffondendo anche in provincia di Belluno. A far scattare l’allarme e a farsi promotore di azioni di sensibilizzazione è proprio la scuola, e in particolare il comprensivo Tina Merlin.


Proprio ieri, infatti, la dirigente Bruna Codogno ha inviato a tutte le famiglie degli studenti delle medie Nievo una lettera con la quale si segnalano i comportamenti dei ragazzi e si invitano i genitori a prestare attenzione a quello che fanno i loro figli lontano da scuola. «La comunicazione è stata firmata anche dal presidente del Consiglio di istituto, che è un genitore, dopo che nei consigli di classe dai rappresentanti dei genitori è venuta la richiesta di parlare di questo problema», precisa la preside.

«Nei gruppi e nelle chat può accadere che vengano postati contenuti inappropriati o illeciti: pornografia, incitazione alla violenza, simboli e commenti nazisti, insulti rivolti ad adulti e minori. E spesso i ragazzi non sono nemmeno consapevoli di quello che scrivono e degli effetti che ne derivano», spiega Codogno.

I problemi emersi sono legati all’utilizzo di toni prevaricanti e offensivi, alla divulgazione di notizie falsi sui coetanei, alla violazione della privacy di altri minorenni con post e condivisioni di immagini. «È accaduto che ragazzine abbiano postato immagini di loro stesse e delle amiche in atteggiamenti ammiccanti e provocatori, e capita che non si ribellino ai compagni maschi che usano nei loro confronti toni vessatori, sessisti e volgari», si legge nella lettera. «Spesso i ragazzi utilizzano le chat per imporsi sui compagni più fragili, pretendendo in cambio qualcosa».

Si tratta di attività che vengono svolte nel pomeriggio, di sera, ma anche di notte, e «il giorno seguente i ragazzi si portano dietro questo carico pesante», spiega la dirigente. «È allora che chi di solito è aperto e gioioso diventa triste e chiuso. Stiamo parlando di adolescenti alle prese con l’età della trasgressione. E alcune volte l’esempio degli adulti intenti anche loro a chattare non è di aiuto», dice Codogno, che invita gli adulti a riappropriarsi del loro ruolo di controllo, «altrimenti i ragazzi pensano che non ci siano limiti, che non ci siano regole».

All’interno delle scuole esiste un team contro il bullismo e il cyberbullismo, che mette in atto azioni di contrasto a questi comportamenti. «Chi supera i limiti non viene sospeso, ma viene chiamato a scuola più ore per attività educative. Inoltre facciamo capire ai genitori che si fanno scrupoli a guadare nei cellulari dei figli, che, essendo minorenni, non esiste una privacy e che il cellulare è intestato all’adulto che risponde di quello che viene postato sui social».

La lettera, destinata ad aprire un dibattito sulla diffusione preoccupante dei fenomeni di cyber bullismo, ha ricevuto già il gradimento di alcune mamme, che hanno scritto alla preside congratulandosi per l’iniziativa e «per aver interpretato un’esigenza diffusa». —


 

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