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Unesco, confermata Marcella Morandini

Il Cda si è riunito a Cortina e ha rinnovato il suo mandato per tre anni. Tonina difende il lavoro svolto, De Carlo accusa

BELLUNO

Marcella Morandini è stata riconfermata al timone gestionale della Fondazione Dolomiti Unesco. Il consiglio di amministrazione svoltosi a Cortina ha approvato all’unanimità il rinnovo del suo mandato per un triennio. Lo fa sapere il presidente Mario Tonina, vicepresidente della Provincia di Trento. . Il credito dato a Morandini è di fatto una risposta in positivo anche alle associazioni ambientaliste che hanno pubblicato in questi giorni un dossier su quella che viene ritenuta un’insufficiente protezione da parte dell’Unesco del paesaggio dolomitico nei suoi aspetti più fragili.

Morandini ha sempre rappresentato l’anima ambientalista nella Fondazione e per storia e cultura è vicina alle organizzazioni che ancora nei primi anni ’90 si sono impegnate per il riconoscimento Unesco e che, a 10 anni dalla costituzione della stessa Fondazione, svolgono oggi un ruolo di sentinella.

Spiega Tonina: «Il cda ha ovviamente preso in esame le critiche del mondo ambientalista. Noi riteniamo di aver agito in questi anni favorendo il massimo della protezione, ma siamo ovviamente disponibili a compiere un ulteriore passo in avanti e ritengo che Marcella Morandini possa essere l’anima di questi nuovi sviluppi».

Ecco perché il presidente Tonina e il cda hanno dichiarato ieri la “massima disponibilità” al confronto e al dialogo con le associazioni che hanno sottoscritto il dossier. E questo nella speranza che ovviamente i documenti non finiscano a Parigi. Ci sono tutti gli spazi – secondo Tonina – per costruire prima un’ampia collaborazione, che peraltro già esiste con alcune associazioni, dal Cai alla Sat, che non risultano tra i firmatari del dossier.

Sul fronte opposto, le critiche che arrivano alla Fondazione da Luca De Carlo, parlamentare di Fratelli d’Italia e sindaco di Calalzo. «Credo che sia ora di capire se la Fondazione Dolomiti Unesco vuole tutelare l’ambiente, e quindi la popolazione che lo vive, o preferisce sposare la visione oscurantista della montagna-luna park di qualche associazione ambientalista che rappresenta solo sé stessa» evidenzia De Carlo.

«Sarebbe interessante sentire le considerazioni sui risultati della Fondazione anche da parte delle amministrazioni del territorio: ricordo bene le dichiarazioni trionfalistiche dei vari consigli comunali nel 2005, quando si approvava il sostegno alla candidatura, mentre io, all’epoca in minoranza a Calalzo, e ben pochi altri, con l’allora sindaco di Vodo Guido Calvani su tutti, segnalavamo la scarsa concertazione con il territorio» sottolinea ancora il primo cittadino di Calalzo.

«Oggi cosa resta? Più vincoli che opportunità, con associazioni che rappresentano solo i propri soci, gioire per il caso Comelico contro la visione e la volontà compatte della popolazione e di un intero territorio».

De Carlo lancia quindi un appello alla Fondazione: «Si faccia un serio esame di coscienza sulla scarsa incisività dimostrata: è nata per dare valore aggiunto ai territori ma finora ha mancato drammaticamente l’obiettivo. Apriamo un confronto su quello che serve alla montagna, e soprattutto ai montanari, tutelando allo stesso tempo l’ambiente: parliamo di viabilità, dei passi e della loro chiusura, di servizi per le popolazioni e le imprese, di agricoltura». —


 

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