Massaro: «Nel 2020 tanti cantieri e il salto di qualità del turismo in città»

Il sindaco traccia un bilancio dell’anno che si è chiuso e annuncia le linee guida più importanti per il futuro



Si è chiuso un anno molto difficile per l’amministrazione comunale. Se ne apre uno pieno di sfide, ma anche di obiettivi chiari. Mancano due anni e mezzo alle elezioni, e la Belluno che il sindaco Jacopo Massaro vuole lasciare a chi siederà nel suo ufficio dal 2022 è una città più green, ancora più conosciuta e apprezzata dai turisti, con una viabilità più efficiente ed efficace.


Sindaco, che anno è stato il 2019?

«Un buon anno per la città, uno degli anni più difficili per l’amministrazione».

Perché fra i più difficili?

«Si sono sovrapposte alcune situazioni che hanno richiesto un grande impegno ad amministratori e uffici per essere risolte. Innanzitutto è stato l’anno della ricostruzione post Vaia, che ha assorbito moltissime energie. Forse dall’esterno non si è visto tutto il lavoro che abbiamo fatto. Poi ci sono stati due cambi di governo, che ci hanno rallentato in molte cose. Abbiamo lavorato anni con un’ottima programmazione sull’edilizia scolastica, è cambiato il governo e ha cancellato i fondi per sistemare le scuole. Siamo pronti per cantierare milioni di euro di progetti, ma attendiamo i finanziamenti di cui siamo risultati assegnatari. Abbiamo pronti quattro interventi da 800 mila euro ciascuno».

Però è stato l’anno dell’avvio dei cantieri della rigenerazione urbana.

«Per quello dico che è stato un buon anno per la città. Ma anche con questi progetti abbiamo perso mesi, perché quei fondi erano stati bloccati dal governo. Operazione che ci ha provocato un grave danno, perché l’impresa che aveva vinto l’appalto per rifare il piazzale della stazione ha rinunciato visto che era passato troppo tempo dall’aggiudicazione. È stato però un bell’anno il 2019: i turisti sono in crescita, la collaborazione fra Comune e commercianti ci ha regalato un bellissimo Natale, hanno aperto nuovi negozi in centro e abbiamo scoperto esserci imprenditori interessati a sviluppare il Nevegal».

A proposito di Nevegal. La new.co che lei ha proposto sembra essere molto difficile da costruire. Resta fiducioso che si possa dare un futuro al Colle?

«Resto fiducioso che riusciremo a mantenerlo aperto, e lo sono perché ho l’esempio del centro storico: quando siamo arrivati noi Manin e Deon erano chiusi, non c’era alcuna iniziativa per Natale e via Mezzaterra era un covo di ragnatele. Il Comune non ha fatto miracoli, ha solo fatto il massimo che poteva. Quello che ha fatto la differenza è stata la capacità degli imprenditori di iniziare a fare squadra con il Comune, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti».

È un appello agli imprenditori del Nevegal il suo?

«Certo. Non sottovaluto la difficoltà di fare impresa sul colle, tant’è che è l’unica parte del nostro territorio dove abbiamo previsto sconti sulle tasse comunali. C’è un’infrastruttura di base sulla quale ragionare, insieme. Con l’impegno di tutti gli investimenti si possono fare, ma dobbiamo superare la visione di un Nevegal anni ’80. Il suo potenziale risiede in altro».

Nel 2019 l’amministrazione è stata molto criticata per la manutenzioni: ci sono state molte lamentele e vi è stata imputata una scarsa attenzione alla cura della città.

«Abbiamo fatto gli stessi investimenti degli anni scorsi, ma siamo stati rallentati nell’esecuzione dal doppio cambio di governo, dalle modifiche fatte al codice degli appalti e dai lavori post Vaia. Avevamo tutti quegli interventi da fare, potevamo scegliere a cosa dare priorità e abbiamo deciso. Avremmo potuto fare il contrario, ma a fine estate avremmo avuto una città probabilmente impraticabile».

Quali sono gli obiettivi per il 2020?

«Continueremo con i cantieri della rigenerazione urbana, nel 2020 i lavori entreranno nel vivo. E proseguiremo anche nel nostro progetto di riconversione economica della città sulla base del turismo: quello che inizia sarà l’anno del salto qualitativo in questo settore».

E quali le sfide da affrontare nei prossimi due anni e mezzo?

«Ne cito tre. La difesa dei nostri ospedali anche contro la crescente privatizzazione. La sfida dev’essere quella di far venire qui i medici, di abbattere le liste di attesa e di mantenere alta la qualità. L’altra sfida, su cui deve battere un colpo la Regione, è difendere i piccoli imprenditori frenando l’avanzare della grande distribuzione. La terza è di usare una visione più green per sviluppare i nostri territori. Il che non significa frenare lo sviluppo, ma farlo con una visione più attenta».

Quali progetti vuole concludere entro la fine del suo mandato?

«Il ponte bailey e la Cucciolo-Marisiga in primis. Per il ponte vorrei lasciare almeno il progetto, se non il cantiere avviato, per la bretella invece penso ci sia la possibilità di completare anche la realizzazione. Vorrei poi si rilanciasse un nuovo piano di rigenerazione urbana. E sempre sulla viabilità vorrei arrivare al 2022 con due interventi conclusi: un collegamento veloce con il Castionese (riprenderemo in mano i progetti esistenti per verificare come realizzarlo) e la messa in sicurezza di Levego, con la rotatoria e la circonvallazione, per migliorare la qualità della vita degli abitanti». —





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