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Mobilità olimpica: Livinallongo gioca la carta del tunnel scavato sotto Pieve

L’idea è già stata formalizzata in uno studio di fattibilità: «Risolverebbe il nodo principale tra Cortina e Fiemme»

LIVINALLONGO

C’è un punto nero nella relazione viabile tra la Cortina Olimpica e la Val di Fiemme dei Giochi Invernali 2026: è il superamento della “stretta” di Pieve di Livinallongo. Ma il sindaco Leandro Grones ha già una soluzione: un tunnel dal costo di 15 milioni di euro.


Si tratta di un vero e proprio progetto, predisposto dallo studio De Biasio, consegnato ancora 5 anni fa alla Regione, alla Provincia e a Veneto Strade, quando ancora le Olimpiadi non erano nell’immaginazione del governatore Zaia.

Adesso Grones tira fuori dal cassetto quello studio e lo rilancia. Quasi come una sfida: anziché proporre improbabili collegamenti sciistici, finanziate, con ben meno risorse, quello che è già finanziabile ed è senz’altro più utile. Il tunnel naturale, quindi scavato in roccia, avrebbe l’imbocco sul lato sud in corrispondenza del parcheggio sul rio Chiesa. L’uscita, invece, sarebbe prevista in prossimità del distributore di benzina tra Pieve capoluogo e la frazione di Brenta.

Lo studio De Biasio ha redatto la progettazione dell’opera individuando ben tre possibili soluzioni di innesto nella viabilità esistente tra Pieve di Livinallongo e Brenta.

Per Grones si tratta di un progetto «quanto mai attuale in ottica olimpica, cantierabile, che risolverebbe il principale problema della viabilità esistente che collega gli impianti olimpici di Cortina con quelli della Val di Fiemme e Piné».

«La circonvallazione alla Strada regionale 48 delle Dolomiti», spiega il sindaco, «eliminerebbe i problemi conseguenti alla precaria sicurezza per gli abitanti del paese, causata dalla percorrenza del traffico motorizzato attraverso il centro storico di Pieve, per circa 800 metri di viabilità riservata anche al traffico pedonale».

Il centro storico del capoluogo, ricostruito circa un secolo fa all’indomani della Grande guerra, si snoda in continuità su entrambi i lati della carreggiata, che risulta completamente sprovvista di marciapiedi pedonali e presenta una sezione stradale che per taluni tratti permette a malapena lo scambio tra due camion.

«Nelle stagioni turistiche estiva ed invernale», sottolinea Grones, «il traffico di transito fornisce concentramenti di monossido di carbonio, di ossido di azoto e di idrocarburi al limite della pericolosità, specialmente nei casi di arresto anche prolungato del traffico stesso, con formazione di code dovute a difficoltà di scorrimento nei casi di incroci tra mezzi pesanti. L’inquinamento acustico, inoltre, supera i limiti di tollerabilità».

Per il tunnel i tecnici hanno individuato tre differenti soluzioni. La prima: per il tunnel scavato a “foro cieco” viene proposto un tracciato di lunghezza pari a 375 metri che si innesta a nord direttamente nella Strada regionale 48 delle Dolomiti. L’imbocco sud è quello che si è detto, in corrispondenza del piazzale rio Chiesa. Questa soluzione suggerisce inoltre una corsia unidirezionale, riservata al traffico in uscita dal centro storico di Pieve, che sovrappassa a monte il tunnel. La corsia è ricavata attraverso uno scavo a mezza costa e consente al traffico che la percorre un’immissione da sinistra sulla Sr 48.

La seconda soluzione si differenzia dalla prima per la corsia unidirezionale: propone infatti, con notevole minor impatto ambientale, di sottopassare il tunnel, consentendo l’immissione, sempre da sinistra, nella Sr 48. La terza soluzione indica per il tunnel un tracciato lungo 442 metri, che si innesta a nord nella Sr 48 tramite una rotatoria di smistamento. Rotatoria che prevede un innesto diretto nella stessa anche al traffico che si dirige o che proviene direttamente dal centro di Pieve.

La pendenza trasversale del tunnel sarebbe del 2,50%, la larghezza complessiva di 9,50 metri e il diametro esterno della rotatoria misurerebbe 28 metri. Sono 45 mila i metri cubi di materiale da scavare.

Il progetto di fattibilità, che come precisa anche Grones è praticamente uno studio definitivo, consiste in ben 47 elaborati grafici, comprendenti anche la relazione geologica e geotecnica.

«Da diversi decenni si parla di circonvallazione del capoluogo comunale», ricorda il sindaco. «Negli anni Settanta era stata individuata una circonvallazione a cielo aperto, a valle del paese, con un forte impatto paesaggistico. Alla fine degli anni Novanta si era invece pensato ad una soluzione in galleria, oggi non più attuabile per l’imminente realizzazione del parcheggio a ridosso del “Dolomiti”. Ora, però, abbiamo a disposizione una progettazione articolata che produrrebbe indiscutibili benefici per la sicurezza veicolare e pedonale, anche in termini di riduzione delle immissioni inquinanti ed acustiche». —


 

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