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L’orgoglio di Sgarbi: «Spazio a sconosciuti che hanno un’emozione da trasmettere»

Inaugurata a Cortina col solito, colorito show oratorio una mostra allestita nella “Ciasa” con Gianfrancesco Demenego

Alessandra Segafreddo
2 minuti di lettura

CORTINA

Vittorio Sgarbi e Gianfrancesco Demenego hanno tagliato il nastro de “I mille di Sgarbi”. Ieri pomeriggio, al museo d’arte moderna Mario Rimoldi, è stata inaugurata la mostra che propone le opere di oltre sessanta artisti, provenienti da tutte le regioni d’Italia e selezionati personalmente da Sgarbi.

Una fotografia sullo stato dell’arte contemporanea in Italia, da Ragusa a Trento: in mezzo artisti noti e altri letteralmente sconosciuti, passati sotto l’occhio implacabile dello storico e critico d’arte più irriverente e imprevedibile d’Italia, Vittorio Sgarbi. L’idea dei “Mille” nasce dall’incontro di due terre, la Romagna e la Sicilia: dal romagnolo Sauro Moretti e dal siciliano Nino Ippolito, gli storici collaboratori di Sgarbi, manager il primo e ufficio stampa il secondo.

«Il mio staff ha voluto creare questa mostra le cui opere ho personalmente selezionato», ha detto Sgarbi, «per far conoscere il lavoro degli artisti che vivono e creano sul territorio italiano. In mezzo ad artisti la cui cifra stilistica è conosciuta, ce ne sono molti da gustare con interesse, probabilmente con percorsi artistici ancora poco consolidati, ma che hanno una loro originalità e qualcosa da dire oltre la rituale banalità cui ci ha abituati l’arte di oggi. Io ho la passione per gli artisti morti, perché i vivi rompono le palle. Qui in mostra però troviamo opere dei vivi affiancate a quelle dei morti, artisti quasi sconosciuti affiancati a mostri sacri. Mai nessuno ha messo vicino Morandi ad un pirla qualunque e questo rende il pirla meno pirla. Questa operazione dimostra il diritto di libertà degli artisti. Il diritto alla creatività. L’unica strada oggi per chi sta dentro le istituzioni artistiche come la Biennale è avere la tutela di una mafia che si chiama mercato e critico d’arte. Qui invece», ha concluso Sgarbi, «abbiamo democrazia pura: i grandi vicino a chi non è conosciuto ma ha qualcosa da dire, un’emozione da trasmettere. Per questo ho voluto con Demenego portare i Mille a Cortina».

Un’operazione da mecenate come ha sottolineato Irene Pompanin, che cura il Museo per le Regole, che riprende il modus operandi di Mario Rimoldi. La mostra è perfettamente in linea con la passione che mosse il generoso collezionista Mario Rimoldi nella valorizzazione di artisti non ancora consolidati dalla storia e poco considerati dalle istituzioni pubbliche. Ciò che rende speciale l’edizione di Cortina sta proprio nel fatto che il percorso espositivo accosta la fotografia, la pittura e la scultura contemporanee alle opere di grandi come Fortunato Depero, Mario Sironi, Giorgio Morandi, Filippo de Pisis, Massimo Campigli e molti altri tra gli artisti collezionati, nel corso di una vita, da Rimoldi, il cui ruolo nel panorama dell’arte italiana è stato davvero eccezionale. Per l’evento, infatti, la Collezione permanente del museo Rimoldi, allestita al secondo piano della Casa delle Regole, è stata completamente rinnovata. Pur negli stili diversi e nelle sensibilità personali di ognuno dei “Mille di Sgarbi” in mostra a Cortina, il comune denominatore delle opere scelte è lo sguardo interiore, bisogno impellente di questo tempo, che l’artista vuole, deve e riesce a rivolgere verso di sé, più di chiunque altro, attraverso il suo lavoro. La mostra sarà aperta, con ingresso a pagamento, da oggi sino al 13 aprile dalle 15. 30 alle 19. 30; chiusa il lunedì. —


 

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