Belluno, restauratori all’opera su opere del museo Fulcis

In questi giorni si stanno completando gli interventi su un polittico di Matteo Cesa. Mattia: «Mancano le figure apicali, pochi giovani seguono questa strada»

BELLUNO. La mano deve essere ferma, l’attenzione massima. E poi l’esperienza e la professionalità. Non è facile rimediare ai danni del tempo su un’opera d’arte antica di secoli. È il lavoro difficile e impegnativo del restauratore. In queste settimane i visitatori del museo Fulcis hanno potuto vedere gli esperti all’opera su un polittico di Matteo Cesa, “Madonna con il bambino in trono e i santi Michele Arcangelo e Tiziano”, una tempera su tavola che risale al 1480. Il restauro è praticamente concluso, come pure quello di un’altra tempera su tavola della bottega di Antonio Da Tisoi “Madonna con il bambino e i santi Giovanni Battista e Giacomo” del 1510.

Il museo ha scelto l’Open lab per questo restauro, cioè un laboratorio aperto nella stessa sala 4 dove le due opere sono normalmente esposte. Così, chi visita il museo può dialogare con la restauratrice Mariangela Mattia, disponibile a spiegare il lavoro che è stato svolto sulle opere.


«Si tratta di un intervento di manutenzione conservativa che fa parte di un programma che tutti i musei si danno, di intervenire su alcune opere che hanno più problemi». Era accaduto l’estate scorsa, ora un nuovo intervento, in base allo stato delle opere e alle disponibilità economiche dei musei.

«Il polittico di Matteo Cesa è uno dei più antichi delle collezioni del museo. È presente nel museo già dal 1800, arrivato dalla chiesa di Cirvoi, dove era conservato» aggiunge il direttore del museo Denis Ton. È un’opera che ha già avuto dei restauri importanti, uno negli anni 30 e uno, realizzato dai Velluti, tra il 1972 e il 1983. L’umidità aveva grandemente danneggiato l’opera, su cui i Velluti sono intervenuti in modo importante, ricostruendo intere parti dei dipinti.

Anche il passaggio dal museo civico di piazza Duomo al Fulcis, due anni fa, ha avuto delle conseguenze.

«Il legno - spiega ancora Mariangela Mattia - continua a muoversi e a dialogare con l’ambiente dove è conservato. Nel vecchio museo non c’erano sistemi di umidificazione e di condizionamento dell’aria come al Fulcis e questo passaggio ha avuto delle piccole conseguenze sulle opere». In pratica le superfici pittoriche di cui è composto il polittico si sono leggermente ridotte di dimensioni, e si sono formate delle piccole lesioni, dei frammenti si sono sollevati dal legno sottostante.

«Noi interveniamo inserendo delle gocce di adesivo sotto le fratture, usando una siringa, le scaglie si ammorbidiscono con una punta calda a 120 gradi. In questo modo si riescono a rimettere nel loro assetto corretto».

Nessun intervento sui buchi dei tarli che si trovano sulla cornice. «Non ci sono tarli attivi» spiega il conservatore del museo Ton «e anche i tarli rappresentano la storia dell’opera».

Tra i visitatori che si sono fermati e informati nella sala 4, ci sono stati gli studenti del minerario di Agordo e le donne di Confartigianato.

Visite che danno il destro alla restauratrice Mattia per parlare di un grande problema che vive questo settore della cultura: la mancanza di ricambio, di giovani che seguano questa strada.

«Per diventare restauratori di beni pubblici occorre seguire il corso di laurea di cinque e poi per altri cinque anni, come minimo, si dovrebbe lavorare in laboratori di restauro. Ma l’Università è a numero chiuso e per chi riesce ad entrare bisogna mettere in conto dunque almeno dieci anni di preparazione. Molto più semplice per tanti giovani seguire il corso di laurea triennale, che però ti dà solo la possibilità di diventare collaboratore, non di dirigere un restauro». Mancano dunque le figure apicali in questo settore, soprattutto mancano sul territorio bellunese. Seconda la Mattia è fondamentale che ci siano restauratori che conoscano il territorio, che lo vivano. «Ci sono tantissime opere diffuse nelle chiesette o nei palazzi del Bellunese. A volte si procede a restauri, imbiancature, sistemazione di impianti, senza che gli interventi siano stati affidati a persone competenti e professionalmente capaci». —


 

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