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«Nel Bellunese vigneti senza pesticidi». Piazza: il nostro prosecco è particolare

Le viti stanno diventando una produzione diffusa da Belluno al Feltrino. Nenz: «La qualità deve vincere sulla quantità» 

BELLUNO

Via gli erbicidi, il glifosato in particolare, dalle coltivazioni agricole in provincia di Belluno. Lo ribadiscono un po’ tutti in Valbelluna. Dal direttore della Coldiretti, Michele Nenz, dall’assessore regionale all’ambiente, Gianpaolo Bottacin al vignaiolo Bernardo Piazza, al presidente del Consorzio Doc, Stefano Zanette, con vitigni anche ai piedi delle Prealpi bellunesi, e, più su ancora, al presidente della Regione, Luca Zaia.


È accaduto, nei giorni scorsi, che la United States Environmental Protection Agency (Epa) abbia stabilito che il glifosato, la sostanza chimica utilizzata come erbicida e finita sotto accusa per i possibili effetti sulla salute dell’uomo, non è cancerogeno.

La rassicurazione è arrivata a due anni di distanza da un report dell’Epa che già nel 2017 aveva escluso l’insorgenza di tumori a causa dell’utilizzo del prodotto.

Confagricoltura del Veneto ne ha preso atto con soddisfazione, aggiungendo che l’evidenza scientifica va rispettata e che, di conseguenza, è il caso di riprendere l’uso del glifosato.

«Mai e poi mai – ha reagito il governatore Zaia -. Noi, anzi, vogliamo un’agricoltura a chimica zero». Il terrore di tantissimi vignaioli è che la sostanza possa ricomparire tra i vigneti, in particolare quelli di Prosecco, come una mina vagante contro la sostenibilità. Bernando Piazza, che si trova a Parigi per partecipare a fiere dove promuove i suoi vini bellunesi, sbotta di brutto:

«Il glifosato fa bene? Che se lo tengano gli americani. Noi certamente non lo adopereremo. Mai». Piazza coltiva 15 ettari di prosecco a Limana, mentre a Trichiana coltiva 30 ettari di altri vitigni (Igt Dolomiti) e 10 ettari anche a Cesiomaggiore. Il biologico è la sua scommessa. «Non oso dire che il prosecco delle Dolomiti sia migliore di quello delle Colline Unesco o della pianura, però è altrettanto pregiato per la sua diversità. Non avrà un sapore fruttato, ma sicuramente floreale. Avverti distintamente che profuma dei fiori e dell’aria della Valbelluna. E manca dell’acidità data dalla mineralità delle terre trevigiane».

Quindi? «Quindi è un’eccellenza di quella biodiversità che ci fa onore e dalla quale vogliamo tener bandita la chimica».

L’assessore regionale all’ambiente, Bottacin, è perfettamente d’accordo con Piazza e con gli altri produttori che non ricorrono alla chimica neppure in altre coltivazioni, ad esempio il mais. «Da quando la regione ha esteso l’area doc anche alla Valbelluna non c’è dubbio che si siano aperte anche nuove opportunità per l’agricoltura bellunese con la produzione del Prosecco. Per anni infatti il tormentone era che i trevigiani facevano i soldi col prosecco e i bellunesi non potevano fare altrettanto. Già da tempo è possibile e quindi disponiamo di una nuova opportunità che però va gestita nel migliore dei modi. La produzione del prosecco e del vino in generale non può prescindere dagli aspetti ambientali e, dunque, è necessario un approccio il più conservativo possibile senza l’utilizzo di prodotti pericolosi come il glifosato e spingendo verso le nicchie bio».

I comuni, da Belluno a Borgo Valbelluna, a Limana si stanno adoperando per la definizione dei regolamenti di utilizzo di queste sostanze anche considerando le distanze dalle abitazioni e credo che questa sia la strada giusta. «Sì alle produzioni che possono creare sviluppo economico ma no all’utilizzo di sostanze potenzialmente pericolose per la popolazione» rilancia Bottacin.

In prima linea il Comitato Belluno Ambiente e Salute, con Fabio Guglielmi che ripetutamente è intervenuto contro il proliferare dei pesticidi. Il direttore della Coldiretti, Nenz, ricorda che la sua associazione si è sempre schierata per la sostenibilità e, quindi, la biodioversità.

«I nostri produttori sanno bene che la sensibilità dei consumatori si è affinata e che oggi pretende produzioni a km zero, garantite anche dal punto di vista dei trattamenti».

Per Nenz non ci sono dubbi: la qualità deve vincere sulla quantità. E da questo punto di vista il presidente del Consorzio Doc, Zanette, conferma che sta lavorando per una direttiva che renda obbligatoria, per i suoi associati, l’esclusione dei fitofarmaci e degli erbicidi in particolare. «In merito all’opportunità di reintrodurre l’uso del glifosato nei vigneti prosecco – interviene Paolo Casagrande, con azienda a Chies; è il presidente del sindacato Anpa -, mi pare assurdo tornare indietro rilevato che già da due anni non si usa questo erbicida e i viticoltori hanno ormai intrapreso tecniche di lotta alle malerbe con mezzi meccanici dotandosi di attrezzature specifiche o fisici».

Per Casagrande, non ha senso quindi riusare la chimica dove si sono trovate gia’altre soluzioni. «Ormai tutte le aziende hanno comprato gli apripiante per lavorare il terreno sulla fila, attrezzo che costa intorno ai 15mila euro, o lo fanno fare da conterzisti. È una pratica agronomica sempre usata in passato, poi dismessa dal diserbo glifosate, ma ora reintrodotta, quindi facciamo buttar via gli apripiante?». —


 

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