Belluno. Carenza di medici specializzati, in corsia ora anche gli over 70

L’Usl 1 ha deciso di ricorrere ancora una volta a contratti libero professionali. Assegnati incarichi a due pediatri classe 1949 e ad un anestesista classe 1948

BELLUNO. Medici ultrasettantenni in corsia. L’Usl 1 non sa davvero più a che santo rivolgersi per riuscire a garantire il servizio nei suoi ospedali, alle prese con la carenza di personale medico.

Gli over 70 in corsia


L’azienda sanitaria ha provato con i concorsi ma sono andati praticamente tutti deserti, ha provato con gli avvisi ma anche questi si sono rivelati fallimentari. Si è rivolta, quindi, agli specializzandi che dovrebbero arrivare a breve e continua con i liberi professionisti. Ma, anche in questo ultimo caso, non essendoci più medici in età lavorativa disponibili o desiderosi di venire tra le Dolomiti, gli unici a rispondere agli avvisi sono medici pensionati. Sicuramente ricchi di esperienza, ma non è certo un medico over 70 che uno si aspetta di vedere in corsia. E specialmente in alcune discipline dove la tensione e il contatto diretto e costante con situazioni al limite sono comunque molto logoranti, come capita nei reparti di Anestesia e rianimazione. Qui, infatti, l’azienda sanitaria necessita di ben 12 specialisti per evitare l’interruzione di pubblico servizio. E mentre attende che l’Azienda zero bandisca il concorso pubblico per reclutare queste figure mediche, l’Usl 1 ha dovuto ricorrere a contratti libero professionali con tre medici ancora attivi (Valerio Piano Brasca classe 1981, Elisa Schiffino del 1974 e Rosanna Varutti del 1975) e al medico in pensione Bruno Villabruna (del 1948). Figure che dovrebbero essere assegnate all’ospedale di Feltre.

Ma anche la Pediatria si trova in grave difficoltà: nonostante le convenzioni con gli ospedali Santobono di Napoli e Gaslini di Genova per avere pediatri in corsia, si è dovuti passare ora a due contratti libero professionali con altrettanti pediatri in pensione, classe 1949, vale a dire Francesco Gruppuso e Mathew Kalapurackal. Tutte le new entry dovranno garantire prestazioni mediche da rendere nelle varie specialità, secondo le esigenze del direttore delle unità operative e del direttore medico. Per ciascuno di loro il compenso varia dai 60 euro all’ora per gli anestesisti ai 70 euro per i pediatri.

La presa di posizione dell’Anaao

Una situazione paradossale che da un lato vede i giovani medici ospedalieri sempre più di frequente lasciare il territorio bellunese per altre esperienze magari vicino alla zona di provenienza, e dall’altro i pensionati over 70 farsi avanti. «L’Italia purtroppo», commenta il referente dell’Anaao provinciale, Luca Barutta, «non ha mai tenuto conto delle gobbe pensionistiche, né ha rideterminato il numero degli specializzati. E se qualcuno decide di andarsene è perché le strutture in cui opera non sono così attraenti. Visto come stanno andando le cose mi auguro due cose: la prima è che l’Usl metta i pensionati a seguire gli specializzandi: sarebbe davvero una cosa importante», prosegue Barutta, «la seconda è che gli over 70 non vengano messi a fare guardie, ma siano di supporto alle visite ambulatoriali. Infatti, tra i colleghi attivi chi ha più di 62 anni può chiedere l’esenzione dalle reperibilità e dalle guardie perché in questa età il recupero diventa più difficile».

I conti non tornano

Ma ragionando su quanto avvenuto in questi anni, a Barutta i conti non tornano. «Chiedo all’Usl di spiegarmi il filo logico di alcune scelte. Si chiamano medici dal Santobono e dal Gaslini e li paghiamo profumatamente, e poi abbiamo pediatri assunti qui che vanno a fare i turni in Trentino. Soltanto qualche tempo fa l’azienda, inoltre, ha siglato un accordo con l’azienda di Bolzano per inviare anestesisti dalla nostra Usl a fare turni diurni e notturni. E questo dal primo marzo 2019 al 20 febbraio 2020. Che senso ha tutto questo, quando qui mancano proprio queste figure professionali? Tutte queste manovre portano davvero un guadagno all’Usl? C’è un vero vantaggio economico? Non vorrei che si arrivasse alla stessa situazione del punto nascite di Pieve di Cadore: un servizio che non funziona perché mancano i medici. Forse si potrebbe pensare di esternalizzare anche questa attività», conclude provocatoriamente Barutta. —


 

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