Nella sede Isbrec un patrimonio di storia e cultura con 30mila libri

Il direttore Bacchetti: «Il nostro compito è creare occasioni di formazione e di crescita, liberi da cappelli politici»

BELLUNO

«Senza un’istituzione come l’Isbrec siamo ciechi che brancolano nel buio. Incapaci due volte di comprendere noi stessi e la nostra società».


Un pezzo fondamentale della memoria storica locale e non solo, è racchiuso nello scrigno dell’ex Monte di Pietà in piazza delle Erbe, edificio che sta tornando alla ribalta nel dibattito pubblico per via della volontà della Fondazione Cariverona di cederne l’uso, comprese le manutenzioni ordinarie e straordinarie, al Comune.

UN PALAZZO, TRE SEDI

Ma chi sono gli “inquilini” di questo immobile e che ruolo hanno nella conservazione della memoria e della cultura locali? Chiedendo al direttore dell’Istituto storico bellunese delle Resistenza e dell’Età contemporanea, Enrico Bacchetti, perché questa istituzione sia tanto importante, la risposta è netta e decisa: «L’Isbrec è un presidio culturale. È importante che esista perché racconta il nostro passato e, come uno specchio, permette alla società di conoscersi».

L’Isbrec condivide l’ex Monte di Pietà con la fondazione Angelini e l’Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore. Tre realtà che, assieme, conservano una mole impressionante di documenti preziosissimi per la storia della città e della società bellunese e che rischierebbero di essere sfrattate nel caso in cui il Comune non accettasse la donazione dell’edificio da parte della Fondazione Cariverona e quest’ultima dovesse decidere di venderlo.

La decisione al momento è comunque sospesa, a seguito dei dubbi arrivati in Consiglio comunale riguardo il rischio di spese nascoste che il Comune dovrebbe accollarsi.

UNA STORIA CUSTODE  DI TANTE STORIE

L’Isbrec nasce nel 1965 per volontà di alcuni ex partigiani con l’ambizione di conservare la memoria della Resistenza, raccogliendo materiale, documenti e testimonianze legati a quel periodo storico.

Negli anni successivi l’istituto cresce e diventa anche luogo di conservazione di libri, ampliando notevolmente la sua biblioteca. È dalla metà degli anni Settanta, però, che l’ente viene lanciato verso una nuova dimensione, quando entra a far parte della rete nazionale degli istituti della Resistenza, che ha il suo capofila nell’istituto di Milano fondato da Ferruccio Parri.

Da quel momento l’Isbrec accede alla possibilità di avere al suo interno un insegnante distaccato. Il primo di questi insegnanti, che un tempo erano nominati dal Ministero per effettuare un lavoro di ricerca all’interno dell’istituto e che adesso vengono assegnati dall’Ufficio scolastico regionale, è stato Franco Dall’Armi, maestro e figura importante della Resistenza bellunese, seguito da Ferruccio Vendramini, che ricoprirà questo ruolo fino alla metà degli anni ‘90, e da altri, fino ad arrivare a Enrico Bacchetti.

«Oggi il compito principale di questo insegnante è quello di creare occasioni di formazione e di crescita sia per gli altri insegnanti, che per gli studenti», spiega Bacchetti, «organizza la vita dell’istituto e pianifica le attività di promozione delle tante iniziative proposte».

Tra queste ci sono sicuramente quelle di ricerca e di divulgazione attraverso le scuole e gli eventi pubblici, ma anche di editoria. L’Isbrec, infatti, pubblica una sua rivista dal 1980, diffusa in tutta Italia grazie alla rete degli istituti della Resistenza, alle biblioteche e ai tanti abbonati.

«A questo si aggiungono le decine di volumi dedicati principalmente alla storia locale», aggiunge Bacchetti, «e un importante lavoro di sinergia con gli altri istituti ci ha permesso negli anni di partecipare a progetti nazionali come la mappatura delle stragi nazi-fasciste in Italia».

Nonostante abbia un’età oramai importante, l’Isbrec conta circa 150 soci, alcuni dei quali molto attivi all’interno dell’associazione che, assieme al direttivo composto dalla presidentessa Paola Salomon, dal vice Diego Cason, il direttore Bacchetti e la tesoriera Adriana Lotto, mantengono aperta la ricca biblioteca, che conta tra i 25 e i 30mila volumi, e animano le iniziative della sede.

volumi rari

«Tra i volumi a disposizione, alcuni sono molto rari e riceviamo richieste di prestito o riproduzione anche da altre parti d’Italia e d’Europa», sottolinea il direttore, «l’Isbrec è in grado di offrire un servizio agli studiosi e agli appassionati di storia davvero importante e libero da “cappelli politici”, come testimonia anche la presenza al suo interno di esponenti di partiti di natura molto diversa, che negli anni hanno sempre lavorato assieme. L’Isbrec è un luogo di cultura e non di politica, chiunque faccia speculazioni su questo punto non rende ragione al lavoro di una così importante istituzione». In programma per il prossimo futuro, intanto, l’istituto ha già la pubblicazione di un volume di saggi dedicati a Ferruccio Vendramini, la collaborazione con il Comune per l’organizzazione del calendario civile della città e decine di nuovi incontri con le scuole. Incontri ai quali, solo l’anno scorso, hanno partecipato oltre 4mila studenti. —
 

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