Vignato: «Bim Gsp adesso è sana. E c’è un assalto alla diligenza»

L’amministratore: «Considero chiuso il mio mandato. Ho difeso autonomia ed equilibrio della società»

BELLUNO

«La società è risanata e adesso c’è l’assalto alla diligenza». Giuseppe Vignato non è abituato a usare troppe parole. Né a girare attorno alle questioni. «Trasformare la governance di Bim Gsp è una facoltà che hanno i sindaci e su questo non ho nulla da dire», premette analizzando la decisione di passare dall’amministratore unico al Cda a tre membri.


Lui ne farà parte? «Io ho preso un impegno ad aprile 2019: quello di continuare per un altro anno, a compenso zero (la legge Madia non permette ai pensionati di ricevere indennità, ndr), per traghettare la società verso questa trasformazione. Considero quindi quasi concluso il mio mandato». La proroga scadrà con l’approvazione del bilancio di esercizio 2019, da portare in assemblea entro il 30 aprile.

Sembrerebbe quindi essere giunta all’epilogo l’esperienza di Vignato alla guida di Bim Gsp. Era il mese di maggio del 2013 quando i sindaci, dopo la tempesta che aveva praticamente distrutto la società dell’acqua, hanno deciso di affidarsi all’ex manager di numerose aziende e ex assessore al bilancio della giunta Fistarol per tentare il salvataggio. Allora Bim Gsp aveva debiti per 89 milioni di euro e, ricorda lo stesso Vignato a distanza di sette anni, «era stata inserita nell’elenco delle imprese pubbliche a rischio fallimento del ministero di Grazia e giustizia».

Due anni dopo il nome di Bim Gsp è stato cancellato da quell’elenco, perché le misure adottate da Vignato e dall’assemblea dell’Ato, con l’aumento della tariffa, hanno permesso di avviare un percorso di risanamento che ormai è certificato. Vignato voleva dimezzare il debito nel giro di 5 anni, ci è riuscito in tre. All’inizio del 2017 Gsp ha saldato tutti i debiti che aveva con i Comuni (20 milioni di euro), e l’anno scorso, per la prima volta dal 2011, il patrimonio ha superato i debiti.

La “cura Vignato” ha permesso a Gsp di non fallire e questo gli è sempre stato riconosciuto dai sindaci. Ma di recente qualcosa si è rotto nel rapporto fra i soci e l’amministratore unico. «Non con tutti. Anzi, mi lasci dire che ho un ottimo rapporto con la maggioranza dei sindaci», afferma Vignato. «Il fatto è che adesso la società è stata risanata e c’è l’assalto alla diligenza. Io mi sono sempre limitato solo a difendere l’autonomia dell’organo amministrativo e l’equilibrio economico finanziario della società, non ho accettato ordini di fare alcune cose che avrebbero provocato un aggravio di costi per la società». Da qui la nascita di frizioni con un gruppo di sindaci, che non vedono di buon occhio la permanenza di Vignato alla guida di Gsp, anche in un Cda a tre tecnici.

Ma se i sindaci che appoggiano Vignato gli chiedessero di rimanere? Una minima apertura l’amministratore la concede: «Non se n’è mai parlato, è tutto da valutare», conclude. —


 

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