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«Il decreto “Cura Italia” è uno schiaffo alle imprese»

Confindustria all’attacco del provvedimento del Governo: risorse insufficienti. Berton: «Così non si garantiscono gli strumenti per affrontare questa crisi»

Stefano Vietina
2 minuti di lettura

BELLUNO

«È un decreto legge che non sostiene chi genera Pil, uno schiaffo in faccia agli imprenditori».

Netto e perentorio il giudizio negativo degli industriali di Belluno e di Venezia-Rovigo sul “Cura Italia”, il decreto legge emanato martedì dal Governo.

Si fanno interpreti di questa insoddisfazione Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, e Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia Area Metropolitana di Venezia e Rovigo, in una nota congiunta.

Un documento in cui Berton e Marinese cui lamentano come: «La manovra non mette al centro l’impresa, il motore dell’economia dell’intero Paese».

Sottolineando, inoltre, di rappresentare, con le loro associazioni, cinque distretti strategici per l’economia non solo regionale: l’occhiale bellunese, il calzaturiero della Riviera del Brenta, il vetro artistico di Murano, l’ittico di Rovigo e Chioggia, la giostra del Polesine.

«Da una prima lettura», sostengono i due leader, «si denota una totale disattenzione nei confronti dell’impresa, che sostiene l’economia dell’intera Italia».

E veniamo ai punti critici. Anzitutto, sotto il profilo lavoristico, il decreto legge, si sottolinea nel comunicato, appare poco chiaro in alcuni passaggi, tra i quali la conversione della Cig ordinaria in cassa Covid-19. Le risorse stanziate per quest’ultima ammontano complessivamente a 1 miliardo e 300 milioni e sono dunque da ritenersi insufficienti.

Al massimo, infatti, possono servire per poco più di 350 mila dipendenti, mentre già oggi sono oltre 4 mila i lavoratori delle imprese associate a Confindustria Belluno Dolomiti che si sono affidati agli ammortizzatori sociali e più di 3 mila in Confindustria Venezia e Rovigo.

Poi in ambito fiscale, le aziende con più di 2 milioni di fatturato, una componente fondamentale del Pil italiano, non hanno ottenuto alcuna sospensione, di fatto, per quanto riguarda il pagamento delle imposte, dei contributi previdenziali e dell’Iva.

Non è prevista la sospensione degli adempimenti legati ad appalti e subappalti e il differimento dei termini di versamento dei carichi affidati all’agente della riscossione è irrisorio.

«Questo decreto legge», spiega Lorraine Berton, «non garantisce alle imprese gli strumenti necessari ad affrontare questa crisi che, a detta di molti economisti, rischia di essere peggiore rispetto a quella del 2008. La concessione di una proroga di soli quattro giorni (dal 16 al 20 marzo 2020) per le imprese con fatturati superiori ai 2 milioni di euro è uno schiaffo in faccia a quegli imprenditori, e sono tantissimi, che, con senso di responsabilità, coraggio e sacrificio, tengono in piedi il Paese, anche nei momenti difficili come questo. Di fronte a situazioni straordinarie servono strumenti straordinari, altrimenti questo virus rischia di provocare molte vittime anche tra le nostre imprese».

«È fondamentale per la tenuta dell’Italia», dichiara Marinese, «che al più presto venga emesso un decreto che intervenga sugli elementi chiesti da Confindustria, per favorire la liquidità all’interno delle aziende. Agli imprenditori bisogna dare certezze. Se le aziende saranno costrette a chiudere, tante persone perderanno il posto di lavoro. Dobbiamo dunque sostenere chi genera Pil, chi dichiara continuamente i propri redditi e chi ha reso l’Italia la seconda potenza manifatturiera d’Europa».

Ed i due chiudono: «Bisogna fare di più, ora è il momento anche per dare fiducia ai mercati». —

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