Coronavirus, a Belluno il prefetto autorizza la riapertura di 400 imprese 

De Carli: «Vanno evitati contagio e morti. Tutti patiscono difficoltà economiche ma questo non è il sistema»

BELLUNO. Oggi si lavora in almeno 400 imprese che hanno comunicato alla Prefettura la prosecuzione delle attività in quanto ritenute funzionali ad assicurare la continuità delle filiere o dei servizi di pubblica utilità e di quelli essenziali. Sono 21 quelle sospese.

Cgil, Cisl e Uil segnalano che, però da oggi riprendono altre industrie, specie metalmeccaniche, ai cui lavoratori è stato chiesto, quasi sempre in forma volontaria, di presentarsi in fabbrica. Di un primo elenco farebbero parte, tra le altre, la Clivet, la Giorik, la Forgialluminio, la stessa Wambao, la Hidro, la Npe, la Meitz Mitsubishi, la De Rigo Refrigeratioon.


Per i casi dubbi il sindacato non esclude, già per oggi, specifiche segnalazioni alle autorità di competenza. E ritorna in campo la Cgil replicando a Confindustria Dolomiti che ha invitato il sindacato a non interferire nelle scelte imprenditoriali.

«La domenica delle “Palme” è sempre stata il simbolo della consegne dei rami d’ulivo, quale segno di pace; oggi invece arriva da Confindustria Belluno, ma ci dicono parallelamente anche in quasi tutto il Veneto, un annuncio diverso, che non invita alle riflessioni pasquali» segnala il segretario provinciale Mauro De Carli, «ma muove un “virulento attacco” al sindacato, in particolare alla Cgil, contraddicendo di fatto gli annunciati comportamenti di condivisione».

«Comprendo le analisi e le preoccupazioni di Confindustria, ma sono basate su un mondo che non avremo più e distolgono l’attenzione dal punto dirimente che ancor oggi sta al primo posto nei nostri pensieri e nel nostro modo di operare, quello stesso punto che abbiamo condiviso in sede istituzionale: arrestare il virus, evitare contagi e morti, svolgere questo compito nel tempo più veloce possibile per riprendere sani a lavorare senza paure e in sicurezza. Ma come accade spesso “fatta la legge, costruito l’inganno”. Un inganno ovviamente legale, nell’individuare per ogni singola azienda una piccola percentuale di lavorazioni che si rivolgono a quei settori ritenuti “essenziali” e quindi chiedere di continuare, oppure di riprendere a produrre».

«Siamo coscienti, sindacato compreso – insiste De Carli – che la classificazione con i codici Ateco non fotografa la complessità del sistema produttivo italiano, ma la coscienza e buon senso comune dicono due cose. In primis gran parte delle produzioni già attive bastano a sufficienza a reggere il sistema emergenziale tanto che il 66% dei lavoratori italiani sono già al lavoro, in un sistema produttivo che storicamente è votato all’export e solo in minima parte alla rifornitura del mercato interno. In secondo luogo forse si sta aprendo da parte di Confindustria un progetto alternativo a quello indicato dal Governo per quando arriverà la ripresa».

De Carli replica a Confindustria anche nel merito specifico delle relazioni industriali. Troppo conflittuale, la Cgil? «La spinta che ci viene dai lavoratori, anche dagli stessi pensionati, che rappresentiamo – risponde il segretario provinciale – è di dare preminenza alla fase sanitaria dell’emergenza (centinaia di telefonate con Rsu o operai che si dichiarano preoccupati di contrarre il virus, per loro e per le loro famiglie), e quindi evitare gli assembramenti e tutte le possibili fonti di contagio. Proprio per questo siamo stati costretti a forme di lotta, perché è sempre più evidente che per qualcuno adesso le priorità sono altre».

De Carli ricorda poi che non sta nel potere del sindacato sospendere un’attività produttiva, ma eventualmente solo segnalarla in Prefettura. Rispondendo al direttore di Confindustria, Andrea Ferrazzi, che aveva ricordato come in tanti casi sono i lavoratori stessi ad aver voglia di ritornare in fabbrica, De Carli afferma: «Sappiamo che tutti stanno patendo la difficoltà economica, i lavoratori per il calo del reddito disponibile immediato e futuro, le imprese per la mancanza di fatturato in modo consistente; alla fase due, che si aprirà solo quando sarà possibile riprendere le attività in sicurezza, competerà di trovare la soluzione a questi temi».

Dare liquidità alle aziende sarà determinante nell’immediato per farle reggere e poi per farle ripartire. E su questo De Carli si dice d’accordo con Confindustria. «Ma sarà altrettanto fondamentale – ammonisce – sostenere i salari dei dipendenti (e i redditi dei lavoratori autonomi), altrimenti sarà impossibile dare ripartire i consumi, con un danno incommensurabile per la produzione. Attenzione però, devono essere le autorità sanitarie e il Governo ad indicare quando e con quali modalità sarà possibile riavviare il sistema produttivo». –

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