Commercianti e baristi chiedono di riaprire: cartelli con «Dove sei, Stato?»

Una settantina di esercenti in piazza dei Martiri con le mascherine e i guanti. Alla fine della manifestazione arriva la polizia ma non ci saranno conseguenze

BELLUNO

Le lacrime dopo la pioggia. Ma di sofferenza, non di rassegnazione. Un cartello a testa, con la scritta in bianco e nero «Dove sei Stato?», che non era certo un’epigrafe, ma lanciava un appello preciso alle istituzioni, a cominciare dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Accese le insegne, una settantina i commercianti e i baristi, che sono arrivati in ordine sparso in piazza dei Martiri, per chiedere di poter riaprire i negozi al più presto, senza aspettare il 18 maggio o il primo giugno, pur con tutte le precauzioni e le cautele.


Non potevano che essere i primi a sapere dove sono stati in tutto questo periodo di emergenza sanitaria per il Covid-19: erano a casa, per non rischiare di ammalarsi e portare il virus in famiglia. E sempre per questo motivo, sotto la chiesa di San Rocco, non si sono separati nemmeno per un momento dalla mascherina fino al naso e dai guanti protettivi. Il loro pensiero è andato alla propria situazione di grave difficoltà economica e a quella dei propri dipendenti. Ma anche a chi ha pagato un prezzo in termini di vite umane e a chi purtroppo non c’è più. Non ci sono stati e non potevano esserci problemi di ordine pubblico. Alla fine, è arrivata la polizia, che ha identificato due commercianti e verificato che non ci fossero stati pericolosi assembramenti. Non ci dovrebbero essere sanzioni amministrative: manifestazioni spontanee e pacifiche di questo genere stanno spuntando un po’ in tutta Italia.

Sergio Valacchi vende scarpe da una vita e, prima di lui, l’avevano fatto i familiari: «Il significato del cartello è questo: la responsabilità più grande è dello Stato, che ci ha abbandonato a noi stessi. La nostra categoria è una parte molto importante del Paese e, in questo momento, non è tutelata. Non è aiutata. Di parole ne abbiamo sentite tante, ma non c’è dubbio che ci sentiamo soli. La preoccupazione dal punto di vista economico è tanta per qualcosa che non poteva essere preventivato. Siamo i primi ad aver dimostrato di essere vicini ai cittadini, chiudendo prima del lockdown. La nostra sensibilità per la salute pubblica è massima. Noi chiediamo di poter riaprire con i protocolli giusti e non deve passare il concetto che vogliamo farlo, senza curarci degli altri. Diversamente ci vorrebbero degli aiuti, perché la liquidità è fondamentale. Leggo sui social messaggi di gente, che non sa cosa significhi fare impresa».

Annamaria Bristot, presidente del Consorzio Belluno Centro Storico non poteva non esserci a questo flash mob: «Voglio aggiungere che i supermercati lavorano e riescono a vendere, dopo aver messo tutto in sicurezza, mentre noi non possiamo ancora farlo, pur volendo a nostra volta garantire al massimo i nostri clienti. Non siamo diversi da loro e non vedo perché un prodotto si possa vendere un grande magazzino e in un negozio no. Non cambia assolutamente nulla. Secondo noi, chi può mettersi in regola, deve poter riaprire. Non c’è alcuna differenza tra noi».

La presidente della Consulta di Confcommercio, Angela De Min chiede una cosa: «Siamo stanchi, soprattutto della poca chiarezza. Ci vengono dette delle cose, che poi vengono sistematicamente rinviate. Pensavamo di poter riaprire i negozi il 4 maggio, poi siamo passati all’11 e adesso se ne parla il 18. Se poi dovremo tornare indietro, sarà colpa nostra? Questo non lo potremo accettare: non siamo untori, ma gente che ha il diritto e il bisogno di lavorare. Chiediamo l’aiuto di tutta la piazza, perché quando riapriremo le nostre porte dovrà aiutarci. Bisognerà essere tutti uniti, per affrontare questo disastro».

C’è già stato un confronto con il sindaco di Belluno, Jacopo Massaro e sulle tasse da pagare ci sono state delle proroghe: «Non sono sufficienti. Massaro mi ha garantito la tassa di soggiorno il 16 ottobre, quella rifiuti ad autunno inoltrato e le altre tasse comunali il 31 luglio. Non siamo assolutamente in grado di rispettare quest’ultima scadenza. Quel giorno saremo di nuovo incastrati. Visti i pochi aiuti, che ci vengono dalla Stato, saremo nei guai. Dobbiamo prorogare ulteriormente e i primi sei mesi dell’esercizio dovranno essere annullati. Tari e Imu non dipendono dal Comune , ma dallo Stato e dovremo pagarle: sarà un problema. Da notare che la cassa integrazione non è ancora arrivata ai nostri dipendenti. Chiediamo chiarezza: siamo quelli che pagano le tasse e la gente non può avere paura di entrare in un negozio». —


 

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