Comunione ai banchi e distanze di due metri: pronto il ritorno in chiesa

Un decalogo dettagliato arriverà domani nelle parrocchie. La messa si potrà celebrare solo in quelle più grandi altrimenti si va all’aperto

BELLUNO

I trattamenti igienizzanti della chiesa vanno fatti prima e dopo ogni celebrazione religiosa. E chi partecipa alla messa, al funerale, al rosario troverà sulla porta il gel per pulirsi ancora una volta le mani, se non porta i guanti. Si stanno insomma perfezionando le misure di sicurezza in vista della riapertura delle chiese per l’eucarestia in presenza di popolo, da lunedì mattina.


Domani saranno recapitati a ciascun parroco i manifesti-decalogo da appendere all’esterno degli edifici di culto. Vi sono indicate le 10 norme più importanti da rispettare. La principale riguarda il distanziamento di almeno un metro: due fedeli per banco, ai lati, uno soltanto, invece, davanti e dietro (e in centro banco).

Numerose sono le chiese frazionali, dove ci possono state poco più di 6/7 persone in condizioni di sicurezza. Meglio non utilizzarle per i riti, come suggeriscono in curia. Si preferiscano, dunque, le chiese parrocchiali e se il presbiterio è ampio i fedeli possono sistemarsi anche vicino all’altare. I posti sempre contrassegnati.

Nei paesi con tanti possibili fedeli e chiese dai numeri contenuti, è consigliato di celebrare all’esterno, piuttosto che costringere il “vigilante” a rimandare a casa i devoti.

Da lunedì mattina, infatti, all’ingresso dei volontari consentiranno di entrare solo fino all’esaurimento dei posti; in qualche caso ci si sta attrezzando con altoparlanti per far ascoltare la messa sul sagrato, ma qui la distanza non dovrà essere inferiore a un metro e mezzo.

Ogni fedele, raggiunto il banco, non deve muoversi dal proprio posto. Se ha ripetuti colpi di tosse o starnutisce, magari per i pollini, è saggio che ritorni a casa. E a casa ovviamente deve rimanere se ha la febbre oltre quota 37,5. La comunione viene distribuita dal sacerdote di banco in banco, possibilmente lavandosi le mani ad ogni ostia fatta calare nella mano del fedele.

C’è chi, infatti, si farà seguire dal sacrestano con l’amuchina e l’asciugamano. È il parroco, infatti, il responsabile primo della sicurezza e a lui faranno capo i volontari. Nessun fedele potrà stare in piedi, proprio per evitare che sia tentato di muoversi. Tra le novità ultime c’è igienizzazione fai-da-te. Il fedele che entra in chiesa durante la giornata per una visita o una preghiera è invitato dare una spruzzata di sanificante alla parte di banco che tocca, anche se porta i guanti. Proprio per questo troverà all’ingresso dell’edificio una postazione con la disponibilità di questo prodotto.

La preoccupazione dei vertici della diocesi è tale che anche ieri il vescovo Renato Marangoni ha presieduto un incontro con i suoi collaboratori per poter collaborare al meglio con i sacerdoti nell’organizzazione della sicurezza, finanche nell’acquisto dei prodotti più efficaci e certificati. Troppe, infatti, le ditte che smerciano di tutto e di più. La sanificazione, tra l’altro, esige personale. Oppure imprese specializzate, che però costano. Ci sono chiese in cui la domenica si celebrano anche tre messe, per cui i banchi vanno “spruzzati” 6 volte. Il virus non sopravvive oltre i 9 giorni fuori dal corpo umano.

Pertanto non sono necessarie sanificazioni massive di ambienti che siano stati chiusi per periodi superiori (salvo una buona igiene ordinaria). I luoghi di culto non necessitano, insomma, di sanificazione vera e propria ma di trattamenti igienizzanti. —

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