Ideal Standard, tutti fermi fino al 29 giugno

Aria di mobilitazione tra i lavoratori dopo che l’azienda ha comunicato ai sindacati che la cassa integrazione va avanti

BORGO VALBELLUNA

Mobilitazione all’Ideal Standard di Trichiana. I lavoratori, in cassa integrazione dall’inizio della pandemia, non rientreranno in fabbrica prima del 29 giugno. L’ha comunicato l’azienda ai sindacati, nell’incontro avvenuto ieri nello stabilimento di Trichiana, dopo la videoconferenza con la Regione, l’altro ieri.

«La preoccupazione deriva dal fatto», fa sintesi Denise Casanova della Cgil, «che non ci viene spiegato perché gli altri stabilimenti europei sono in parte aperti e lo saranno ancora di più nelle prossime settimane, mentre Trichiana deve rimanere ferma. Abbiamo chiesto tutta una serie di dati sul mercato e sulle produzioni programmate nei diversi siti, per un legittimo confronto. Ma ci è stato detto soltanto che in occasione della recente pandemia il mercato di è ridotto del 30%».

Una nota diffusa dai sindacati e dai delegati Rsu precisa che «la direzione aziendale ha confermato che lo stabilimento bellunese sarà l’ultimo a ripartire, peraltro con modalità parziali e tutte da definire». Le date della ripartenza fornite dalla direzione di stabilimento sono queste: il 18 maggio a Sevlievo e a Teplice, il 1° giugno a Rugeley e a Trichiana il 29 giugno. Trichiana, si badi, era stato il primo sito a fermare la propria attività a causa del Covid19.

«Non è chiaro su quali basi e con quanti lavoratori ci sarà la ripartenza», afferma Nicola Brancher, della Cgil. La nota informa ancora che la direzione non ha fornito nessun dato sulla distribuzione dei volumi produttivi per i prossimi mesi nei vari stabilimenti a livello europeo, rimandando l’eventuale comunicazione alla riunione del CAE, il Comitato europeo del gruppo, prevista nei prossimi giorni.

Lunedì s’incontreranno i delegati rsu con i rappresentanti sindacali per fare il punto della situazione e decidere l’eventuale mobilitazione.

L’allarme si palesa a fior di pelle, poiché la storia recente dell’Ideal ha riservato spesso delle sorprese amare.

«Non solo non è stata presa in considerazione nessuna delle richieste avanzate dalla Rsu, organizzazioni sindacali e sostenute dalla Regione Veneto», si legge ancora nella nota, facendo sintesi dell’incontro di ieri, «ma non si è voluto nemmeno in questa occasione condividere nessuna informazione funzionale a comprendere la reale posizione dell’azienda».

Ma la copertura personale nelle prossime settimane? Per tutti i lavoratori saranno utilizzate 80 ore di istituti personali pregressi (Rol, conto ore, ferie) in modo da garantire la maturazione dei ratei, salvo diversa comunicazione da parte del lavoratore che può scegliere tutta cassa integrazione o meno giorni di ferie sapendo che non maturerà i ratei. Questa regola – si precisa da parte aziendale – non vale per quei lavoratori che hanno meno di 80 ore di istituti personali pregressi ai quali verrà applicata la cassa integrazione salvo diversa comunicazione del lavoratore di fruizione di giornate di istituti personali (Rol, conto ore, ferie). Il timore che si sta facendo strada in Valbelluna è che gli altri stabilimenti europei del gruppo possano sottrarre volumi produttivi a Trichiana, perché questo personale può ricorrere all’ammortizzatore sociale. Ma una volta accaparrati altrove – ci si chiede – le commesse saranno da considerarsi perse per Belluno? Un secondo interrogativo: la competitività sul mercato italiano è forte, arrembante, non c’è forse il rischio che l’Ideal Standard perda spazi? Lunedì si deciderà di conseguenza. La situazione viene seguita con particolare attenzione in Regione, da parte in particolare dell’assessore al lavoro Elena Donazzan, preoccupata a sua volta perché in Valbelluna c’è un’altra azienda in fibrillazione, l’Acc di Mel. —

 

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