Trenta hotel bellunesi in vendita: i grandi investitori scommettono sulle Olimpiadi

Manaigo: «C’è movimento, in caso di offerte allettanti in molti sono disposti a cedere le strutture di famiglia»

BELLUNO. Una decina di alberghi in vendita a Cortina, una ventina nel resto della provincia. E non è colpa di covid-19. Il mercato immobiliare della ricettività si è messo in movimento dopo l’annuncio delle Olimpiadi ai piedi delle Tofane, nel 2026. «C’è davvero molto interesse», conferma Gherardo Manaigo, titolare del “Posta”, uno dei più storici albergatori di Cortina. «E, per la verità, non solo per gli alberghi, anche per i negozi e gli appartamenti. Le ragioni di una cessione sono molteplici, a partire dalla difficoltà del cambio generazionale. È evidente che, con le difficoltà in campo, se il proprietario riceve un’allettante offerta, fa un passo indietro».

Le difficoltà a cui allude Manaigo sono quelle della sicurezza post virus? Non solo, risponde l’interessato. Il quale, però, dice di voler guardare avanti con fiducia: «Il 18 giugno, come da tradizione, noi apriamo e siamo sicuri che in giugno lo faranno anche altri». Ma come – insistiamo –, senza prenotazioni? «No, qualche prenotazione comincia a esserci. Se il 3 giugno l’Europa apre, ritorniamo a cavallo».


A osservare il bicchiere mezzo pieno è soprattutto il sindaco Gianpietro Ghedina. «Come non essere fiduciosi osservando Cortina che è tutta una gru? Come non esserlo pensando all’Ampezzo e all’Italia, che da edifici abbandonati stanno diventando hotel a 5 stelle? Il fermento è grande, numerosi i gruppi interessati e ci auguriamo che altri cantieri si aprano in futuro». Ghedina mette in conto pure «il rilancio di alcune strutture che oggi hanno il fiato corto e che domani potrebbero diventare hotel d’eccellenza, solo che si trovino gli investimenti attesi».

Nicola Tormen è un immobiliarista di Cortina, la sua agenzia tratta appartamenti, ma tiene d’occhio anche gli alberghi. Conferma che dall’estate scorsa il mercato immobiliare si è risvegliato. La compravendita di case e appartamenti ha un giro di circa 150 unità. E si dice sicuro, Tormen, che questo mercato riprenderà, dopo i due mesi di lockdown. Compresa l’area degli affitti, «che fino al 7 marzo era in progressivo fermento, come non si registrava da 15 anni».

Nessuna meraviglia che ritorni l’interesse anche per le attività ricettive. «L’esperienza insegna che questo mercato parte prima di ogni olimpiade», spiega, «e continua per una decina d’anni circa, dopo l’evento. È accaduto anche per Cortina 1956».

L’interesse indubbiamente c’è, e non solo a Cortina, ammette Sergio Pra, storica famiglia di albergatori fra Caprile ed Alleghe. «Ma non so quanti dei nostri possano avere i soldi non tanto per acquistare qualche impianto, magari per pochi milioni, quanto per ristrutturarlo o riqualificarlo. Quanti, cioè, sono disposti a investire almeno 200 mila euro a camera». Questi, almeno, i costi a Cortina, senza considerare il resto degli impianti.

Ancora un po’ di conti con Pra: per pagare il mutuo per 50 camere, in una decina o dozzina d’anni, bisogna guadagnare almeno 1,3 milioni l’anno, il che significa fatturare oltre 5 milioni, sempre l’anno. Ovvero, 100 mila euro a camera. «È evidente che bastano questi calcoli, un po’ sempliciotti, per far capire che solo grandi investitori saranno in grado d’impegnarsi finanziariamente aspettando di far tornare i conti in più anni».

Pra s’è interessato per prendere in gestione un rinomato hotel di Cortina. Gli hanno chiesto 4 milioni di caparra d’ingresso e 600 mila euro l’anno di affitto. Cifre astronomiche. Ma come suo padre Floriano, Sergio Pra non si perde d’animo. Neppure davanti al covid: «A Caprile e ad Alleghe riaprirò entrambi gli alberghi, verso fine giugno. E sarà questa la data anche per Arabba e Livinallongo». «Saremmo pronti ad aprire anche adesso, perché ci siamo messi tutti in sicurezza», anticipa Leandro Grones, albergatore e sindaco di Livinallongo, «ma non arrivano ancora i clienti. Di solito in maggio eravamo già pieni di tedeschi, ma fino al 3 giugno i confini resteranno chiusi. Dopo? Si vedrà».

Ad Arabba, però, non ci sono strutture in vendita. Le famiglie se le tengono ben strette. «Le Olimpiadi arriveranno, con le loro ricadute, anche da noi», afferma Grones, «queste famiglie si terranno ben stretto il loro patrimonio».

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