Belluno, il piano della Provincia per eliminare i piccioni

Gli uccelli causano danni e rischiano contaminazioni nei grandi allevamenti l’Ispra ha approvato il contenimento attraverso l’abbattimento in cinque anni

BELLUNA. La Provincia di Belluno dichiara guerra ai piccioni. Il piano è stato approvato nei giorni scorsi dopo il via libera dell’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e avrà una durata di cinque anni. L’obiettivo è quello di ridurre il più possibile la presenza del colombo selvatico sul territorio e in particolare nelle zone dove sono più diffusi gli allevamenti medio grandi, come nel basso Feltrino.

«Il colombo selvatico è stato addomesticato dall’uomo per secoli», spiega il consigliere provinciale delegato alla caccia e pesca, Franco De Bon, «per creare i piccioni viaggiatori e quelli da mangiare. Alcuni di questi uccelli sono scappati dagli allevamenti e si sono rinselvatichiti, conservando tuttavia una vicinanza alle attività umane». In particolare, i piccioni hanno trovato un ambiente ideale nelle città e nelle campagne all’interno dei grandi allevamenti che devono rimanere aperti.


«I colombi entrano nelle stalle e si cibano dei mangimi dei bovini», chiarisce De Bon, «causando una perdita di prodotto importante, ma soprattutto, ciò che è più preoccupante, è che causano contaminazioni e portano parassiti che finiscono nel ciclo produttivo del latte. Da tempo riceviamo forti richiami da parte degli allevatori che vedono aumentare la presenza di questi uccelli».

Inoltre i colombi selvatici mettono a rischio il loro antenato ancestrale, che in Italia sopravvive ancora in alcune colonie, ma estremamente limitate, tanto che è dichiarata specie a grave rischio di conservazione. «I colombi, infatti, finiscono per accoppiarsi con i loro parenti più rari, creando ibridazioni che rischiano di far sparire la specie ancestrale», dice De Bon.

Ma anche altre specie sono minacciate dalla proliferazione dei colombi: «Da qualche tempo, insieme al Comune di Belluno, abbiamo avviato un’azione a tutela di rondini e rondoni», ricorda il consigliere, «e abbiamo notato che i piccioni tendono ad utilizzare le tavolette di stazionamento dedicate alle rondini, entrando in conflitto. C’è una competizione spaziale che vorremmo cercare di limitare e siamo preoccupati anche per cornacchie e gazze, che si stanno diffondendo molto in città. Questi uccelli mangiano tutto quello che trovano, compresi i piccoli di rondine. Per gazze e cornacchie abbiamo un piano di rimozione per mille esemplari, attraverso l’uso delle gabbie di Larsen».

L’esigenza iniziale, dunque, era quella di tutelare gli allevatori, ma Ispra ha sottolineato la necessità di agire più ad ampio raggio, coinvolgendo nel piano anche i centri abitati, dove i piccioni portano problemi igienici, di decoro urbano e di degrado dei monumenti, perché il loro guano contiene acidi che disgregano il marmo.

«Ispra ha prodotto una relazione importante che dà un piano di controllo di questa specie con precise indicazioni ecologiche, come ad esempio la chiusura dei siti di nidificazione per ridurre la loro capacità riproduttiva. Sarà opportuno che i Comuni facciano delle ordinanze per vietare di dare da mangiare ai piccioni e una campagna di comunicazione».

Ma come avverrà l’eliminazione dei colombi? «Sparando», conclude De Bon. «Potrà farlo solo la polizia provinciale e in futuro alcuni operatori che verranno formati. L’operazione interesserà una quarantina di grandi stalle indicate da Coldiretti». —
 

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