Tuffo dopo una festa sulla spiaggia, muore una ragazza di Longarone

Una 19enne ha perso la vita in ospedale dopo che un agente l’aveva trovata e i carabinieri e il 118 l’avevano rianimata

PESCHIERA.

Tuffo nel Garda: muore una 19enne di Longarone. Silvia Doriguzzi ha perso la vita ieri pomeriggio, nel reparto di Rianimazione dell’ospedale veronese di Borgo Trento. I medici non sono riusciti a salvarla, dopo che ci avevano provato in tutte le maniere anche la polizia, i carabinieri e i sanitari del 118, che erano intervenuti sul posto, all’alba di ieri. Una notte di festa insieme a degli amici, in una spiaggia in località Pioppi (Peschiera del Garda), è diventata purtroppo una tragedia, dopo la decisione di fare un bagno.


La giovane donna si è tuffata nelle acque ancora fredde del lago, ha battuto la testa e non è mai riemersa. Non vedendola più, i ragazzi che fino a pochi minuti prima erano con lei, hanno cominciato a preoccuparsi e a cercarla. Le loro grida disperate hanno svegliato l’ispettore superiore della polizia, Mauro Trinca Rampelin, che stava trascorrendo un periodo di villeggiatura con la famiglia, in un vicino campeggio. Il poliziotto è uscito dal suo camper e si è messo a cercarla nel luogo indicato, non prima di aver allertato i carabinieri della Compagnia di Peschiera, che sono arrivati con la pattuglia del nucleo Radiomobile. Dopo aver individuato il corpo immobile nel fondale, si è tuffato ancora in pigiama, riuscendo non senza difficoltà a portarlo prima in superficie e poi nelle vicinanze di un pontile, dove l’ha consegnato ai carabinieri.

Silvia Doriguzzi non era cosciente e non respirava. Aveva una ferita alla fronte provocata dall’impatto con uno scoglio o una pietra che non aveva visto. Ma soprattutto non c’era battito cardiaco sul polso e i militari coordinati dal capitano Salvatore Beneduce hanno iniziato le manovre di rianimazione cardiopolmonare, che sono durate almeno una decina di minuti, in attesa dell’arrivo dell’ambulanza del 118. I sanitari le hanno proseguite per altri venti minuti, fino a quando il battito è ripreso. Sventato l’annegamento, è cominciata la corsa all’ospedale «Piero Pederzoli» di Peschiera, dove la ragazza è stata ricoverata in gravissime condizioni, nella Terapia intensiva.


I medici temevano, fin da subito, per la sua vita e la prognosi era, in ogni caso, riservata. Nel pomeriggio, la decisione di trasferirla nel centro più specializzato di Borgo Trento, a Verona, dove nel pomeriggio è morta. È rimasta nel lago per diversi minuti e i suoi polmoni si sono riempiti di acqua. Oltre a questo, il suo cuore aveva smesso di battere.

Attesa per le decisioni della magistratura scaligera, che potrebbe anche decidere di disporre degli accertamenti supplementari, partendo dal presupposto che è stata una disgrazia e non ci dovrebbero essere responsabilità da parte di terze persone. Nel frattempo, a Verona sono arrivati la madre Giulia Zambon e il suo compagno Michele De Bona. In un secondo momento, sarà decisa la data dei funerali. Silvia Doriguzzi avrebbe compiuto 20 anni nel mese di settembre, non stava più andando a scuola e nel prossimo fine settimana avrebbe dovuto cominciare a lavorare come barista e cameriera al bar Filò, nel centro storico di Peschiera. Per questo motivo, aveva lasciato la casa di famiglia, nella frazione longaronese di Igne e si era stabilita da qualche giorno nella città veronese, con degli amici. Probabilmente quegli stessi ragazzi, con i quali aveva deciso di passare una nottata di festa. —




 

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