De Pol: dobbiamo fare squadra per valorizzare la nostra risorsa

Parla Roberto De Pol, dell’omonima segheria di Cima Gogna «Continuo la mia battaglia, perché un futuro è possibile»

Auronzo

«Se si lavora sulla qualità è chiaro che i margini si riducono. Soprattutto in momenti come questi, in cui tutta l’economia è in profonda crisi. Ma io continuo la mia battaglia per valorizzare il nostro legno e sono convinto che dobbiamo tutti tornare a vedere le nostre aziende come una risorsa del territorio, investire qui, dare lavoro ai giovani».


Roberto De Pol è il titolare della segheria De Pol a Cima Gogna, nel comune di Auronzo di Cadore. Figlio d’arte. «Siamo qui dal 1966, dopo che l’alluvione aveva letteralmente spazzato via la segheria che zio Gennaro e nonno Virginio avevano in Val Visdende, lungo il corso del Cordevole. Abbiamo rilevato questa proprietà e negli anni Ottanta, dopo aver a lungo lavorato abeti e larici soprattutto per l’edilizia, insieme a mio padre ho preso la decisione di dedicarci al recupero del legno antico per la produzione di pavimenti e manufatti. Una nicchia di mercato che nessuno allora pensava fosse un’attività redditizia e che ci ha invece portato, proprio per l’alta qualità del nostro prodotto, a lavorare per personaggi importanti come Luciano Pavarotti, ma anche la famiglia Bormioli, le sorelle Fendi o la Diesel, per i loro stores a New York».

La segheria De Pol si è così specializzata nella prima lavorazione del legno antico: eliminare le marcescenze; effettuare la pulizia dai corpi estranei, come chiodi, calcinacci, ma anche proiettili e schegge di granate; verificare la presenza di eventuali elementi tossici; spazzolare e successivamente trasformare il legno ricavato in travi per carpenteria o in tavole. Un’attività prevalentemente manuale nella prima fase, e fortemente meccanizzata nella seconda, che consente anche il recupero, ad esempio, delle bricole veneziane, ovvero i pali piantati in laguna per permettere l’attracco delle barche.

E ora? «Stiamo collaborando con la Sangiorgi Legnami Spa, tagliamo il legno della Val Visdende che ci porta la Doriguzzi, facciamo tavole ed ogni giorno parte da qui un camion con 40 metri cubi di legname. Loro sono una delle poche aziende in Italia che lavora ancora il legno massello».

Roberto De Pol, conosciuto come dice la sua insegna come l’uomo del legno vecchio, è un fine conoscitore del legno. A lui si sono rivolti, ad esempio, per far tornare a suonare le campane della Basilica di Santa Maria Assunta, all’isola di Torcello, a Venezia. E Roberto, con la passione e la competenza che lo contraddistinguono, è andato alla ricerca di un larice d’annata per sostituire le travi marcite che sostenevano la parte alta del campanile, dove così hanno ritrovato la loro sede naturale le campane. Un larice che garantisse di sopportare la forza e l’oscillazione delle campane, attutendo le torsioni. E oggi il campanile che prima, al suono delle campane, oscillava di un centimetro, un centimetro e mezzo, non fa il minimo spostamento, garantendo la massima stabilità della struttura.

Da Roberto De Pol vengono anche quasi ogni anno dalla Svizzera gli studenti dell’Università professionale di Berna per imparare a conoscere il legno, accompagnati dai loro professori, per una lezione dal vivo. Si tratta del Dipartimento Architettura, Ingegneria civile e Ingegneria del Legno. A lui si rivolgono poi aziende e privati che hanno necessità di ristrutturare abitazioni storiche e di pregio con pavimentazioni, rivestimenti e strutture portanti in legno antico. Ed a lui si rivolse anche Luciano Pavarotti, per il quale Roberto De Pol realizzò la travatura in legno antico certificato a sorreggere l’abitazione principesca di Modena del grande tenore Luciano Pavarotti.

Il futuro? «Io continuo a credere nella piccola economia locale, che cura i rapporti umani e ogni dettaglio della lavorazione. In questo modo non faccio grandissimi numeri, ma non sono mai stato fermo, nemmeno in questi mesi. Spero che l’economia riprenda, perché non si può fermare un paese intero. Bisogna ripartire, in sicurezza, ma ripartire. E per quanto riguarda il nostro legname del Comelico, spero si riesca in futuro a fare quello che non si è riusciti a fare in passato; ovvero fare squadra e valorizzare un bene come il legno sui cui si può costruire un’intera economia. Perché se poi, dopo le belle parole, tutti vanno a comprare legno in Serbia o in Croazia perché costa meno, è chiaro che risollevarsi sarà ben più difficile». —

Stefano Vietina

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