Un abete rosso nel cantiere della seggiovia. Gli ambientalisti: «Scempio mondiale»

Protesta blindata dalla questura a Cortina. Annunciate denunce «per ripristinare il diritto alla democrazia»

CORTINA

Un abete rosso piantato a lato del cantiere della nuova seggiovia che, in due tronconi, collegherà il centro di Cortina con le 5 Torri. È l’atto simbolico che gli ambientalisti hanno compiuto a conclusione della manifestazione di ieri a Cortina contro quello che hanno definito lo “scempio mondiale”, che potrebbe diventare uno “scempio olimpico”.


Il gruppo si è portato sulla strada del Falzarego, là dove verrà attraversata dal futuro impianto. È sceso di qualche metro e in un sito, a margine della futura area asservita alla seggiovia, ha messo a dimora la pianta. «Abbiamo scelto un abete rosso», spiega Luigi Casanova, anima storica dell’ambientalismo dolomitico, «per perorare la causa del re-impianto, almeno là dove è possibile, degli abeti, dei larici e degli altri alberi che verranno sacrificati alle nuove infrastrutture».

L’appuntamento di “Mountain Wilderness”, del “Cai” (Commissione Tam, in particolare), del “Wwf”, di “Italia Nostra”, di “Peraltrestrade” e degli altri movimenti che hanno animato la mattinata sul piazzale dell’Alexander Hall è iniziato alle 9. I numerosi interventi dei presenti hanno passato in rassegna tutti i cantieri che meriterebbero la riprovazione di quanti hanno a cuore i boschi di Cortina.

La manifestazione era blindata: la questura di Belluno aveva infatti impedito il “de profundis” in corteo che gli organizzatori si erano ripromessi di celebrare presso le diverse “tombe dell’ambiente” create ai piedi della Tofana. Alcuni dei presenti, però, di loro iniziativa e indipendentemente dall’organizzazione, hanno approfittato per compiere la ricognizione in privato, ovviamente distanziati l’uno dall’altro. E ovviamente muniti di cellulare, quando non addirittura di videocamera. La documentazione che verrà raccolta sarà inserita in un dossier sui “Mondiali di Cortina 2021” che tra qualche settimana verrà inviato ai competenti uffici della Commissione europea per «denunciare come, un’altra volta ancora, all’evento sportivo sia stata sacrificata la natura, e in particolare un contesto ambientale straordinario come quello della conca ampezzana». Così, infatti, ha anticipato Giancarlo Gazzola, portavoce di Mountain Wilderness.



Ponendo a dimora l’abete rosso, Casanova e Roberto Menardi, del “Wwf” di Cortina, hanno anticipato che non consentiranno, in vista delle Olimpiadi, altri abusi contro l’ambiente. «I collegamenti sciistici e impiantistici di cui tanto si parla», ha messo le mani avanti Casanova, «riceveranno una decisa azione di contrasto in tutte le sedi nazionali ed internazionali. Non è infatti proponibile che, con la scusa olimpica e con il marchio della sostenibilità, si approfitti per portare violenza ad un territorio così fragile».

Secondo le associazioni ambientaliste non è per niente giustificabile il collegamento tra Cortina ed il Civetta, da una parte, e Cortina ed Arabba, dall’altra. «Ha perfettamente ragione il sindaco di Livinallongo ad opporsi» insiste dal canto suo Gazzola «ed ha ragione soprattutto a definirlo un ecomostro».

Da qualche tempo si va sostenendo che gli impianti di risalita potrebbero essere un’alternativa ai flussi automobilistici lungo i passi dolomitici. «Cominceremo a credere a questa versione» afferma Casanova «solo quando le società impiantistiche cominceranno a dimezzare le tariffe per renderle a portata delle famiglie, in modo che queste possano lasciare le auto a valle».

Intanto, quanto ai vincoli imposti alla protesta di ieri, gli organizzatori hanno interessato giuristi a livello nazionale perché si facciano carico di azioni legali, e non solo politiche, «per ripristinare il diritto alla democrazia e alla partecipazione». Un altro esposto sarà inoltrato all’Ordine dei giornalisti perché alcuni cronisti e fotoreporter non hanno avuto l’autorizzazione a portarsi nei cantieri dei Mondiali. —


 

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