Operatrice positiva al Covid nella casa di riposo di Fonzaso

Un centinaio tra ospiti e colleghi sottoposti a tampone, parenti in quarantena. Scoperto anche un anziano turista e verifiche su due villeggianti romani 

BELLUNO

Un riscontro casuale di Covid in soggetto asintomatico, nei controlli di routine sul posto di lavoro, si è avuto per un’operatrice sociosanitaria della casa di riposo di Fonzaso. Come da protocollo, dunque, saranno sottoposti a tampone 33 ospiti della struttura residenziale, relativamente pochi visto che la Rsa è stata compartimentalizzata per piani distinti. Ma i colleghi di lavoro che dovranno sottoporsi a tampone per contatto sono ben 64. Per i sei contatti familiari dell’operatrice contagiata è stata attivata la quarantena con sorveglianza attiva.


Quello di Fonzaso è il caso più eclatante per numerosità di persone coinvolte dal rischio potenziale di contagio, delle ultime 24 ore.

Un altro riscontro casuale, cioè in paziente che non presentava sintomi simil-influenzali, è stato quello di un anziano turista del Bellunese che si è rotto il femore e gli è stato somministrato il tampone prima dell’intervento. Tampone risultato positivo. Il dipartimento di prevenzione ha dunque attivato, per questo secondo caso, la quarantena per un totale di 16 contatti che riguardano gli ambienti frequentati dal paziente, e per sei contatti che riguardano il contesto familiare nella zona di residenza del turista contagiato. Per questi ultimi si è informata l’Azienda sanitaria di appartenenza.

In ambito Usl Dolomiti, sempre nelle ultime 24 ore, il dipartimento ha prescritto l’isolamento domiciliare di sette persone con sintomatologia simil-Covid, in attesa di tampone, e la stessa procedura si è messa in atto per sette soggetti rientrati dall’estero, ossia da Paesi che non rientrano nell’accordo Schengen.

Ancora: due persone che risiedono a Roma ma sono in villeggiatura in Cadore, sono state sottoposte ieri mattina a tampone perché nell’aereo dove si sono imbarcate si è riscontrata una positività emergente. Da qui il provvedimento, su indicazione del ministero della sanità.

Buone notizie, invece, sul fronte del focolaio innescato dall’anziana kosovara venuta in Italia, e a Belluno, per un breve ricongiungimento familiare. Ieri mattina sono stati dimessi dal San Martino l’anziana, già ricoverata in condizioni serie, e anche i due familiari residenti nel Bellunese, asintomatici ma con positività residua.

E sul futuro delle Rsa, alcune delle quali pesantemente colpite dalla virulenza del Covid e sempre esposte al rischio per la fragilità degli ospiti, si è parlato ieri all’incontro organizzato dall’Usl 1 Dolomiti che ha visto la partecipazione dei presidenti e degli amministratori delle case di riposo e dei Comitati dei sindaci dei due distretti dell’Azienda. A fronte di un indice di invecchiamento superiore del trenta per cento rispetto alla media regionale, come ha detto il direttore sociale Gian Antonio Dei Tos, le strategie per il futuro possono essere messe in atto grazie al “decreto rilancio”. Fra le iniziative prospettate dal tavolo, complementari e di supporto al ruolo delle Rsa, ci sono il rafforzamento delle azioni terapeutiche e assistenziali a livello domiciliare, il rafforzamento dei servizi infermieristici con l’introduzione dell’infermiere di famiglia o di comunità, la garanzia di una più ampia funzionalità delle Unità speciali di continuità assistenziale, le Usca, con il coinvolgimento anche dei medici specialisti ambulatoriali interni, l’attivazione di centrali operative regionali con il sistema di emergenza urgenza, anche con la telemedicina e con l’individuazione da parte del legale rappresentante della Rsa del “direttore sanitario”, oltre che il supporto degli ospedali di comunità alle case di riposo. —


 

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