Fascino e mistero, le ex prigioni conquistano il pubblico feltrino

Le installazioni con giochi di luce, suoni e audio riportano il visitatore indietro al 1600 e ai banditi 

FELTRE

Il loro ambiente è il buio, ma con la propensione ad avvicinarsi alla luce. I banditi e la storia che hanno vissuto nel 1600 sono i protagonisti dell’esperienza audio-visuale che fa rivivere – in chiave storica, culturale e turistica – le vecchie prigioni della città, aperte per la prima volta al pubblico. Spazio di narrazione, giochi di luce, proiezioni, suoni e audio danno vita a episodi ricostruiti nel libro di Gigi Corazzol “Cineografo di banditi su sfondo di monti”, che ha ispirato il progetto artistico “Luce alle prigioni”.


Ieri l’inaugurazione ha fatto colpo, dentro un ambiente che si presenta in veste suggestiva, illuminato in notturna tra corridoi sotterranei e celle anguste. Chiuse quale luogo di detenzione negli anni ’60, le antiche carceri nei piani interrati di palazzo Pretorio (dove nel frattempo è stato ricavato l’archivio comunale), sono visitabili per cinque giorni a settimana (dal giovedì a lunedì) fino al 31 agosto, e poi a settembre da venerdì a domenica, sempre dalle 20 alle 23. A gestire gli ingressi sono i volontari dell’associazione Fondaco.

Seguendo un percorso interattivo, le installazioni luminose della mostra “Purtroppo son bandito”, a cura dell’associazione culturale Visioni, raccontano il passato del luogo di detenzione in una sorta di viaggio multimediale attraverso alcuni spaccati della storia di Feltre e non solo, con l’ausilio di due videoinstallazioni, quattro installazioni statiche e due sonore. In particolare, protagoniste sono le vicende dei fratelli Sala in diversi fatti di sangue avvenuti nel centro storico, tra cui l’attentato a Francesco Rossetti lungo le scalette vecchie l’8 aprile 1636. E proprio salendo da lì in cittadella si trova la prima immagine proiettata sul muro, che anticipa l’accesso alle ex prigioni dal portone affacciato su salita Vittore Dal Pozzo.

Tutti i materiali impiegati negli allestimenti sono mobili e non incidono sulla struttura architettonica dell’edificio. Gli ingressi sono contingentati per gruppi al massimo di sei persone per volta e l’itinerario è formato da cinque sale del piano seminterrato, oltre al vestibolo, e tre del piano interrato. «Il lavoro gioca su contrasti visivi molto forti, con oscurità profonde e botte di luce», spiega il direttore artistico Alberto Fiocco. «Pensiamo che questa iniziativa possa essere un punto di partenza verso un nuovo orizzonte che Feltre può offrire, ossia dare spazio all’arte contemporanea offrendo accoglienza in spazi di grande valore storico-culturale come questo e che sono stratificati di storie sulle quali poter riflettere e produrre nuovi contenuti di alto valore». —


 

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