Voltago, muore a 35 anni dipendente di Luxottica

Alan Scussel era un atleta appassionato di corsa e di biciclette, ma impegnato anche nel volontariato. Si è sentito male il 12 luglio, il decesso dopo sette giorni

VOLTAGO

Alan Scussel di Voltago amava correre a piedi o in bici. Amava anche guardare correre le macchine di Formula 1 in tv assieme agli amici. Ne aveva tanti.


La sua vita si è invece fermata domenica sera a 35 anni all’ospedale di Belluno, dove era ricoverato da quattordici giorni. Da quella domenica sera in cui, in pizzeria, assieme agli amici, si era improvvisamente alzato in piedi, per poi cadere a terra colto da un malore che non gli ha lasciato scampo.

Il suo cuore, abituato agli sforzi podistici o ciclistici e alle escursioni in montagna, e nel quale racchiudeva molteplici amicizie, spirito di solidarietà e numerosi interessi, si è improvvisamente arrestato. «Avevamo guardato assieme il Gran Premio a casa mia, come facevamo spesso – racconta l’amico Ivan Ren – poi siamo andati in pizzeria ad Agordo per la cena. Doveva andare a dormire presto perché il giorno dopo c’era il lavoro. Eravamo seduti all’aperto: ad un certo punto si è alzato e faticava a respirare. Si è pensato che il boccone gli fosse andato di traverso e il gestore ha provato a intervenire, ma il problema evidentemente non era quello. Sono arrivati i soccorsi e l’hanno portato via».

Un quadro impietoso quello che i sanitari hanno tracciato ai genitori Morena Renon e Sandro Scussel: le speranze di riaverlo e di riaverlo come prima erano ridotte al lumicino. Domenica sera si sono spente del tutto.

A piangerlo oggi non sono solo mamma e papà e la comunità di Voltago, ma tante persone con cui Alan aveva costruito dei solidi rapporti di amicizia: quelle delle corse podistiche, quelle con cui condivideva la passione dei motori, quelle di Cencenighe con cui andava a vedere a Roma, in Inghilterra e in Scozia le partite del Sei Nazioni di Rugby, quelle del Calcio Voltago per cui era diventato il responsabile del chiosco unendo inventiva a capacità di organizzazione, quelle della protezione civile che aveva seguito a Padova e nelle Marche in occasione di calamità, quelle dell’ufficio tecnico di Luxottica dove lavorava con soddisfazione.

«Anche quando era stanco – racconta Antonio Conedera – rispondeva sempre presente agli inviti degli amici. Io che sono un po’più sedentario gli dicevo: “Ma riposati un po’!” . E lui mi rispondeva che doveva andare perché se era venuto con noi, doveva andare anche con loro».

Aveva esperienze da compiere, chiacchiere da fare, persone da conoscere, quasi inconsapevolmente sapesse che la vita sarebbe stata breve e che, perciò, non poteva perdersene nemmeno un attimo. «Da ormai diversi anni – racconta Giulio Ren, amico e compagno di escursioni in montagna – aveva coltivato la passione del podismo e del ciclismo. Andava a fare delle gare, prima qui vicino e poi più lontano. Lui “viaggiava” forte». Ed aveva un fisico forte. «Gli dicevo sempre che era una roccia – dice Antonio – non si ammalava mai».

Era andato a correre anche il venerdì precedente il malore, ricorda il parroco di Voltago, don Fabiano Del Favero, e anche a donare il sangue. Niente che facesse presagire la tragedia. Un pomeriggio come tanti, quello del 12 luglio, con gli amici a vedere la Formula 1. «Alan non amava correre con le auto – evidenziano Ivan e Giulio – solo una volta era venuto con noi su una pista di kart, ma più per la compagnia. Però della Formula 1 e anche dei calciatori del passato si ricordava tutto». Ora sarà il suo nome discreto a rimanere nella memoria di tanti. —
 

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