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Fondazione Unesco: no a impianti nuovi su luoghi che fanno parte del sito tutelato

Incontro a Belluno il 7 settembre con le associazioni ambientaliste che avevano mosso accuse di mancato controllo

BELLUNO

La “pace di Belluno”. La Fondazione Dolomiti Unesco incontrerà gli ambientalisti che l’avevano duramente criticata: il 7 settembre, a palazzo Piloni, il consiglio di amministrazione della Fondazione sottoscriverà con i rappresentanti delle associazioni precisi impegni di rinnovata collaborazione.


Lo conferma il presidente Mario Tonina, con il pieno sostegno di Roberto Padrin, presidente della Provincia. La mediazione probabile si troverà sull’implementazione dei collegamenti sciistici, con la contrarietà della Fondazione a farli transitare per il territorio tutelato e, al tempo stesso, con una proposta davvero innovativa: la riduzione del prezzo del trasporto negli impianti di risalita quando, d’estate, possono costituire un’alternativa all’uso dell’auto.

Presidente Tonina, avete tagliato la miccia ad una mina vagante: la denuncia all’Unesco per ciò che, secondo gli ambientalisti, non avete fatto per le aree protette.

«Noi siamo stati sempre aperti al dialogo. Ho letto il dossier delle contestazioni che gli ambientalisti hanno redatto. Prepareremo le nostre controdeduzioni e sicuramente troveremo una sintesi. Riconoscendo che proprio loro sono stati i primi a teorizzare la protezione Unesco».

Senza girarci troppo attorno, Mountain Wilderness e le altre organizzazioni vi hanno sollecitato e vi chiederanno di nuovo un impegno preciso contro gli ipotizzati collegamenti sciistici.

«Preciso subito che siamo titolati ad esprimere un parere sui progetti che interferiscono con i territori sotto tutela Unesco».

Gli impianti da Cortina verso il Civetta ed Arabba attraversano i vostri territori.

«I promotori ci hanno rassicurato di no. Siccome non possiamo credere sulla parola, abbiamo chiesto di farci avere i progetti. Li esamineremo attentamente. Poi ci pronunceremo».

Ma impianti sul territorio Unesco, core zone o buffer zone che sia, risultano possibili?

«Sicuramente non auspicabili. Lo sviluppo sciistico ha dei limiti precisi. E la pandemia avrebbe dovuto aver insegnato qualcosa. Se solo ricordiamo quei primi giorni di marzo con gli assembramenti agli impianti di risalita… E c’è chi ha pagato duramente».

Quindi mi pare che la Fondazione non sia così entusiasta dei proposti collegamenti. Forse sì per quello tra il Comelico e la Val Pusteria.

«In questo caso sono all’esterno della nostra area. E mi risulta che l’Amministrazione comunale abbia comunque modificato ampiamente il progetto, recependo anche alcune osservazioni proprio degli ambientalisti».

A proposito di passi chiusi ed impiantistica, c’è chi sostiene come l’assessore veneto al turismo Federico Caner che una telecabina piuttosto che una funivia potrebbero essere un’auspicabile alternativa alle lunghe code di auto sui passi.

«Sì, ma a determinate condizioni. Intanto si migliori la rete impiantistica esistenti e si costruiscano nuove strutture solo là dove è strettamente indispensabile, consapevoli che il criterio della sostenibilità è l’unico che ci può garantire di passare in eredità alle future generazioni quanto di meglio offre il nostro ambiente. Sicuramente qualcosa va fatto per salvaguardare non solo i passi, anche le valli. Le proposte possono essere tante. La chiusura no, perché tutti hanno diritto di godere delle nostre bellezze. Ma neppure è accettabile l’assalto automobilistico o motoristico. Dunque ben venga la riapertura estiva degli impianti. Intanto di quelli che ci sono».

Anche gli ambientalisti sono d’accordo, tuttavia aggiungono una condizione: che gli impiantisti dimezzino le tariffe…

«E io sono d’accordo. Dirò di più. Se occorre qualche integrazione, noi ci siamo. Per le famiglie, ad esempio, o per altre categorie di persone. Ritengo, fra l’altro, che aprendo così gli impianti, saranno usati da un numero ben maggiore di visitatori e anche le società ne trarranno beneficio» .

Sulla Marmolada è scattata una petizione per pulire la “regina delle Dolomiti”. Sia in provincia di Trento che in quella di Belluno.

«Il problema è reale. Posso assicurare che la provincia di Trento è sensibile e farà la sua proposta. Aspettiamo che si concludano le elezioni in Veneto, per avviare un confronto con la Regione su questo ed altri problemi di valorizzazione della grande montagna che condividiamo». —

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