Una gatta selvatica ripresa insieme ai suoi due cuccioli che giocano nel bosco

Il video prova che la popolazione bellunese è vitale. Parte una nuova campagna di studi di Marco Catello

BELLUNO

Zompettano dietro alla mamma, si arrampicano su un albero e giocano vivaci come tutti i cuccioli. Nuovo eccezionale documento per gli appassionati del gatto selvatico, uno degli animali più rari e più schivi del bosco. In questo caso si tratta di una gatta selvatica ripresa con i suoi due cuccioli e solo in altre due occasioni del passato, nel 2016 e nel 2017, si è potuta provare l’esistenza di una cucciolata nata in provincia di Belluno. A catturare le preziose immagini è stata una fototrappola di Antonio Galletti, dell’associazione “Io non ho paura del lupo” e la località non verrà rivelata per tutelare gli animali.


«Il video (che potete ammirare nel sito www.corrierealpi.it, ndr) è il frutto di due video girati il 16 e il 20 luglio, ma siccome le fototrappole vengono controllate solo ogni tanto, li ho scoperti pochi giorni fa», spiega Galletti che come sempre ha messo il materiale raccolto a disposizione degli esperti che stanno studiando il gatto selvatico nel bellunese.

Proprio in questi giorni, infatti, è partita una nuova campagna di ricerca che vede al lavoro il biologo bellunese che lavora in Germania, Marco Catello. «I cuccioli che si vedono nel video hanno due mesi e mezzo, forse tre. In genere nascono tra la seconda metà di aprile e la prima di maggio, ma se la madre perde la prima figliata è possibile anche un parto in luglio. I piccoli», spiega ancora Catello, «rimangono con la madre per sei mesi, dopodiché vanno in dispersione autonomamente o spinti dalla madre stessa. Per loro è la fase più delicata, con alta mortalità sulle strade o a causa dei predatori. Le femmine non si allontanano più di 2-3 chilometri, mentre i maschi fanno il doppio della strada e questo impedisce che si riproducano all’interno della stessa famiglia».

La campagna appena avviata mira a verificare lo stato della popolazione dopo Vaia attraverso l’installazione di due fototrappole per stazione, in modo da avere un’immagine del gatto su due lati per una identificazione più affidabile data dall’unicità del loro mantello.

«Abbiamo raccolto dati sulla presenza del gatto selvatico in provincia in modo continuativo fino a fine 2018», ricorda Catello, «sempre con il metodo delle fototrappole. Poi c’è stata Vaia che ha aperto il bosco in molte aree di studio e, sulla base di ricerche fatte altrove, sappiamo che questo dovrebbe portare un beneficio ai gatti selvatici. I rovi come i cespugli di piccoli frutti, infatti, prendono il posto degli alberi creando l’habitat per i roditori e il gatto ne ha un vantaggio. Inoltre gli schianti diventano un ottimo rifugio per le gatte che devono partorire. Vogliamo verificare se questo fenomeno osservato altrove si sta verificando anche nel bellunese, se la popolazione di gatto selvatico ha avuto beneficio da Vaia e in generale cosa è successo in questi due anni».

Nell’area di studio di 30 chilometri quadrati, nel 2018, la popolazione stimata era di nove gatti, con densità di 0,12 individui per ettaro. Una densità bassa e gli studiosi pensano che ci siano le potenzialità per uno sviluppo della popolazione.

«L’ultimo video è particolarmente interessante perché è la prova che la popolazione bellunese di gatto selvatico è vitale e si riproduce», conclude Catello. —
 

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