Seggiovia chiusa e un futuro incerto: «Diteci se volete affossare il Nevegal»

All’assemblea degli “Amici” clima rovente contro il Comune: «Possibile che non si riesca neanche a tagliare l’erba in tempo?»

BELLUNO

Le domande sono sempre le stesse. Come le risposte. «Sono 35 anni che ho la casa qui e ormai spero solo in un miracolo». Si può sintetizzare così l’assemblea estiva dell’associazione Amici del Nevegal, che ha riunito nella Hall del centro Le Torri i suoi associati per fare il punto sulle attività, approvare il bilancio, eleggere il direttivo (rimasto invariato) e avere risposte dall’amministrazione.


Assente giustificato il sindaco, a riposo per motivi di salute, è toccato agli assessori Marco Bogo e Yuki d’Emilia destreggiarsi fra ganci e montanti lanciati dalla platea. Esausta, a tratti esasperata, perché quest’estate è successa una cosa che nessuno si aspettava: la seggiovia è rimasta ferma. E i soci ne hanno chiesto conto al Comune.

«Spetta alla politica dire se vuole dare un futuro al Nevegal», ha detto uno dei proprietari di seconde case. «Basta poco per valorizzare quello che c’è». «C’è un progetto politico per il Nevegal o volete affossarlo definitivamente?», ha chiesto un altro dei presenti in sala. «Rendetevi conto che qui c’è da fare un investimento serio, basta guardare a cosa è stato fatto a Pian Longhi».

L’assessore d’Emilia ha provato a parlare dell’Infopoint, ma la gente voleva risposte sulla seggiovia. Con pazienza e competenza, nonostante la poca esperienza in amministrazione (è assessore da tre anni), si è mosso Marco Bogo, che ha saputo trovare le parole e il modo per dare le risposte che poteva alla platea. «Il pubblico ha fatto la sua parte, mettendo anche a bilancio una parte dei soldi necessari per le manutenzioni per riaprirla», ha spiegato. «Ma per fare un accordo bisogna essere in due».

E il futuro? «L’intenzione del Comune è di andare avanti, non certo di affossare il Nevegal», ha aggiunto, ricordando che si è in attesa dello studio dalla società di Bologna che dirà se il Comune può riprendersi gli impianti di risalita del Colle. «Ma queste operazioni vanno fatte in assoluta trasparenza, perché siamo un ente pubblico», ha ricordato. «Servono atti, piani finanziari. Noi stiamo lavorando per l’acquisizione della seggiovia». Ci vorrà tempo, ma nel pubblico è così. «Ma noi intanto abbiamo le case che non valgono niente senza gli impianti», è sbottato un uomo.

Che fine ha fatto il centro servizi sul piazzale? E le panchine? «Parliamo sempre delle stesse cose, ma la gente vuole chiarezza», ha spiegato Tiziana Caldart dopo aver ricordato alcune cose positive accadute sul colle di recente. Dall’apertura dell’Infopoint all’investimento privato che ha rilanciato Pian Longhi, dalla pulizia dei sentieri fatta da associazioni e volontari all’intraprendenza degli operatori, «che non hanno mai mollato e hanno di recente presentato un video che promuove il Nevegal». Applausi in sala per loro.

Sulle manutenzioni si può migliorare. «Si arriva sempre con l’acqua alla gola, manca la programmazione», ha detto la Caldart. «Con tutti i soldi che arrivano dal Colle in tasse è mai possibile che il Comune non riesca a stanziare duemila euro per tagliare l’erba?», è sbottato un altro dei proprietari presenti.

E poi ci sono le strade della parte alta piene di buche, i rami degli alberi che invadono la carreggiata... problematiche note, ma se vengono espresse in ogni assemblea evidentemente non sono state risolte.

L’assessore Bogo ha ricordato che il Comune ha stanziato risorse per l’arredo urbano sul piazzale, per asfaltare alcune strade, per fare un bando a sostegno dei privati che vorranno investire in attrazioni (come il Parco avventura), per i percorsi tematici, la segnaletica lungo i sentieri. «Stiamo progettando vari interventi», ha spiegato. Animandosi quando qualcuno ha ricordato che negli anni ’90 sul Nevegal si facevano prove di Coppa del mondo di downhill, e adesso non c’è nemmeno la seggiovia che funzioni per portare gli amanti delle mountainbike in quota.

«C’erano tre tracciati bike e sono stati distrutti da Vaia», ha ricordato Bogo, finalmente nel suo campo. «Abbiamo affidato la progettazione per rifarli e per allestirne altri due. La nostra volontà è di andare avanti». Ma è stato difficile scalfire la sfiducia, palpabile in sala. —




 

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