Papa Luciani moderno e umile nel ritratto tracciato da Tornielli

Il direttore della Comunicazione della Santa Sede ha parlato in chiesa in vista della celebrazione dell’anniversario dell’elezione a pontefice



CANALE D’AGORDO


Erano ancora gli anni Sessanta. All’epoca Albino Luciani era vescovo di Vittorio Veneto. «Qualche vescovo», affermava Luciani nel 1964, commentando alcune pagine del Concilio da poco concluso, «si è spaventato… Ci sono quattromila musulmani a Roma: hanno diritto di costruirsi una moschea. Non c’è niente da dire: bisogna lasciarli fare. Se volete che i vostri figli non si facciano buddisti o non diventino musulmani, dovete fare meglio il catechismo, fare in modo che siano veramente convinti della loro religione cattolica».

Nessuna crociata, dunque, da parte del futuro papa Giovanni Paolo I. Lo ha ricordato Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, presentando la figura e l’opera di papa Luciani, nell’imminenza della celebrazione a Canale d’Agordo dell’anniversario dell’elezione al soglio pontificio, avvenuta il 26 agosto 1978. Mercoledì della prossima settimana sarà il vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, a presiedere la concelebrazione.

Tornielli ha parlato domenica sera, in chiesa. Nessun cenno, da parte sua, al processo di beatificazione che con il riconoscimento del miracolo di Buenos Aires dovrebbe essere in fase conclusiva.

Tornielli si è soffermato in particolare, invece, sul valore dell’umiltà che Luciani testimoniava. Gustosa e coraggiosa la metafora che accostava a un asinello il solenne vescovo di sessant’anni fa, applaudito da tutti nelle sue visite alle parrocchie: «Quando mi viene fatto un complimento, ho bisogno di paragonarmi all’asinello che portava Cristo il giorno delle palme», diceva Luciani. «E mi dico: quello, se, sentendo gli applausi della folla, si fosse insuperbito e avesse cominciato – somaro com’era – a ringraziare a destra e a sinistra con inchini da prima donna, quanta ilarità avrebbe suscitato! Non fare una figura simile!».

Un ulteriore aspetto di attualità, evidenziato da Tornielli, è stata l’attenzione ai poveri. Luciani è stato spesso classificato nella polarità tra conservatore e progressista. In realtà era molto aperto al sociale.

Nell’unica sua uscita dal Vaticano, prendendo possesso della cattedra del Laterano, papa Luciani ricordò: «I peccati, che gridano vendetta al cospetto di Dio sono… opprimere i poveri, defraudare la giusta mercede agli operai»; e aggiunse: «Roma sarà una vera comunità cristiana, se Dio vi sarà onorato non solo con l’affluenza dei fedeli alle chiese, non solo con la vita privata vissuta morigeratamente, ma anche con l’amore ai poveri».

Una sottolineatura attualissima, se pensiamo che a papa Francesco è stato additato come marxista per aver ricordato questi doveri sociali.

Nell’ultima udienza del 27 settembre 1978, papa Luciani andò anche oltre: «…la proprietà privata per nessuno è un diritto inalienabile ed assoluto. Nessuno ha la prerogativa di poter usare esclusivamente dei beni in suo vantaggio oltre il bisogno quando ci sono quelli che muoiono per non aver niente».

Citava Paolo VI, che a sua volta citava sant’Ambrogio, inserendosi a pieno titolo nella grande tradizione della Chiesa. —





2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

A Chioggia il museo sui fratelli Ballarin, assi del Grande Torino. La tragedia di Superga

Gallinella su purea di zucca, patate croccanti e cavolo riccio

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi