Furto con scasso al Carestiato, vuotate le gettoniere dei bagni

Forzati gli apparecchi che regolano l’acqua delle docce nel rifugio. Amareggiato Diego Favero: «Ormai non c’è più la fiducia tra gestori e utenti»

AGORDO

Hanno scassinato le gettoniere delle docce per rubare le monete che contenevano. Spaccando, assieme agli sportelli degli apparecchi, quel rapporto di fiducia e di collaborazione tra gente di montagna che da sempre lega gestori di rifugi ed escursionisti.


A denunciarlo, con un amaro post su Facebook, è il gestore del rifugio Bruto Carestiato, Diego Favero: «Qualcuno dei nostri ospiti ha pensato bene di scassinare le gettoniere delle docce e rubare le monete che si trovavano all’interno».

«Ma dove sta andando la montagna? Cosa sta succedendo? Il gesto fa più male del valore», è la constatazione affidata da Favero ai social nel post con cui denuncia l’accaduto.

Quanto ci fosse in totale nelle gettoniere non è ancora certo, al Carestiato non sono ancora stati fatti i conteggi e Favero andrà solo oggi dai carabinieri a sporgere denuncia. Si tratta comunque di monete, che servono sia a compensare le spese per portare l’acqua fino al rifugio – il Carestiato non è collegato all’acquedotto ma l’acqua viene portata in quota con delle pompe collegate ad un generatore di corrente – sia per cercare di limitare i consumi idrici.

«Domenica avevano ospiti sia italiani sia stranieri», spiega Favero. «Non sappiamo chi sia stato di loro. Ci siamo fatti un’idea, ma non avendo visto nessuno sul fatto non possiamo fare accuse. Ci siamo accordi di quello che era successo solo questa mattina, quando le ragazze sono salite per fare le pulizie e hanno trovato gli sportelli delle gettoniere aperti».

Ed è stata una scoperta particolarmente brutale, spiega Favero. «Siamo qui da 11 anni e non era mai successa una cosa simile», spiega. «Non vogliamo puntare il dito contro nessuno ma la frequentazione della montagna sta cambiando ed un fatto come questo ci provoca parecchio avvilimento. Trovarmi le gettoniere scassinate non ha nulla a che vedere con il lavoro che mi piace fare, quello di gestore di un rifugio. Un lavoro in cui il rapporto con l’alpinista è la cosa più bella. Ora invece non c’è più un rapporto di fiducia reciproca, non c’è più scambio di idee, di informazioni, di consigli, la montagna è diventata un porto di mare».

Questo cambiamento, sottolinea Favero, non ha nulla a che vedere con il fatto che quest’anno, a causa dell’emergenza sanitaria, i turisti siano soprattutto italiani. «È una cosa generalizzata, accade con i visitatori da tutti i Paesi che in questo periodo comunque riescono a muoversi. Poi succede un episodio come questo, qualcuno che fa un furto con scasso in un rifugio, quando già è una stagione difficile con un appena un terzo dei passaggi soliti. Fare il gestore di rifugio è un mestiere difficile, anche in un rifugio come il Carestiato che è vicino alla strada. E quando accadono cose come queste ti passa la voglia». —


 

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