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In cerca di sindaci: «Mestiere difficile con troppe e gravi responsabilità»

Il caso Lozzo che continuerà ad avere un commissario. Ma il problema della disaffezione dalla politica è generale

BELLUNO

Che accadrebbe se all’indomani del ritorno del Commissario nel comune di Lozzo ancora senza sindaco, Gianni Martagon decidesse pure lui un grande ritorno? Martagon ha amministrato per due mandati con il sindaco Manfreda, poi, l’anno scorso, è sceso in campo direttamente, ma non ha superato il quorum.


La delusione è stata cocente, per cui ha deciso di lasciar provare agli eventuali critici. I suoi hanno molto insistito per dare continuità ai cantieri che avevano lasciato in sospeso. «Ho resistito alle sollecitazioni perché sinceramente immaginavo che quanti avevano sollevato dei dubbi fossero pronti ad assumersi le loro responsabilità e a fare di meglio» dice. E invece? «Non si sono fatti avanti, non sono riusciti a comporre una lista, e quindi è doveroso che qualcuno ci riprovi».

Qualcuno chi? Anche lei? «Mai dire mai. Ci penserò. Mi confronterò con gli amici. E siccome la mia comunità ha diritto a un governo, questa volta potremmo mettere in campo anche quella “lista civetta” che l’anno scorso non ho voluto per motivi di coerenza e che alle prossime elezioni potrebbe essere il grimaldello che permette finalmente un governo a Lozzo».

Chiaro, no? È il destino, quello delle liste civetta di tanti piccoli comuni. Ma a Lozzo, ci si chiede, sono soltanto gli amici di Manfreda e Martagon a potersi mettere in gioco? E chi non la pensa come loro? Perché – ci si chiede a Lozzo come in altri Comuni al voto – tanta disaffezione fino a lasciar fare agli altri? Perché – spiega Luca De Carlo, sindaco di Calalzo – il M5S, da una parte, ha fatto leva per anni sull’antipolitica, e Renzi, dall’altra, ha voluto la fusione dei piccoli Comuni. «Con queste premesse e prospettive, tante persone, pur capaci, non hanno fatto un passo avanti, mettendosi in gioco per il bene comune, ma si sono ritirate nel loro privato» spiega ancora De Carlo.

Certo, fare i sindaci, significa lavorare 7 giorni su 7, spesso anche la domenica, senza la necessaria gratificazione economica e, talvolta, nell’ingratitudine o nell’incomprensione dei concittadini. È per questo motivo che il sindaco di Gosaldo, Giocondo Dalle Feste, ha fatto un passo indietro. «E chi aveva detto che avrei fatto un passo avanti? Dopo 10 anni, in cui ritengo di aver ridato prospettive di vita al Comune contro il declino e lo spopolamento, ho ritenuto di lasciar spazio ad altri. E in un piccolo Comune come questo si sono costituite due liste. Non è un bel risultato?».

Ma per Dario Scopel, sindaco di Seren del Grappa, Lozzo rappresenta solo la punta di un iceberg. Nel prossimo futuro – lascia intendere – numerosi saranno i Comuni, soprattutto quelli piccoli, che saranno governati da un commissario prefettizio. Sono infatti sempre di più i comuni in cui si fatica a presentare anche una sola lista di candidati (con evidente danno della democrazia partecipativa) e altri in cui sorgono le liste “civetta” o “amiche” per evitare il rischio del mancato raggiungimento del quorum e quindi, ancora una volta, il commissariamento.

«Assistiamo ad una vera e propria desertificazione dell’impegno amministrativo locale che non possiamo più passare sotto silenzio!» è il grido d’allarme del coordinatore bellunese di Forza Italia Dario Scopel, che è anche membro del direttivo dell’Associazione nazionale Piccoli Comuni d’Italia.

«Le moltissime incombenze burocratiche che in questi anni si sono progressivamente sommate ai sempre maggiori rischi, anche sul piano penale e contabile, di certo non invitano ad interessarsi da vicino della cosa pubblica – sottolinea Scopel –; quando lo Stato si deciderà a sostenere e tutelare realmente questi suoi rappresentanti di confine, invece di scaricare sulle loro spalle incombenze e compiti gravosi senza nessun tipo di sostegno o forma di vicinanza?».

Poi c’è la questione degli iscritti all’Aire, che complicano, e non di poco, il raggiungimento dei quorum e spalancano le porte al commissariamento. «Negli anni scorsi – incalza Scopel – qualcuno ha cavalcato anche questa situazione per invocare a gran voce la fusione dei comuni, che, anzi – come si è visto in molti casi –, spesso determina un effetto contrario con l’ulteriore disaffezione dei cittadini, che non si sentono più parte della propria comunità locale». E soprattutto – conclude De Carlo – non fa arrivare tutti quei soldi che erano stati promessi come compensazione. —
 

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