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Strage di pecore sul Nevegal: «I lupi sono troppi. Bisogna fare selezione»

L’allarme degli allevatori: «Gli attacchi sono sempre più vicini all’uomo, se abbandoniamo il territorio non resterà che il bosco»  

BELLUNO. Notti di tempesta e predazioni sul comprensorio del Nevegal. Un incubo per gli allevatori di pecore che avvertono: «Gli attacchi sono sempre più vicini all’uomo, se abbandoniamo il territorio non resterà che il bosco».

Tra sabato e la mattina di ieri sono stati ben quattro gli attacchi da parte del lupo in allevamenti a Pian Longhi, Ronchena e Cet. Gli allevatori non se la prendono, però, con il predatore, ma chiedono con forza che venga garantita la sicurezza del colle, aiutando chi lavora sul territorio e tenendo sotto controllo il numero degli esemplari.


PIAN LONGHI

Secondo il veterinario giunto sul posto per provare a salvare quel che rimaneva del gregge agonizzante, sono almeno due i lupi scesi fin nei pressi del nuovo ristorante a Pian Longhi per azzannare e fare strage tra le pecore di Marco Vuerich, giovane allevatore e gestore dell’agriturismo Faverghera, che con la voce rotta dall’emozione racconta la scena che si è trovato davanti ieri mattina: «Poco dopo le 6 mi hanno chiamato per dirmi che c’era una pecora morta a lato della strada e un’altra poco distante. Ho capito subito che si trattava di una predazione», spiega, «mi sono precipitato sul posto e dopo le prime tre pecore morte vicino al ristorante sono andato verso il recinto dove ce n’erano altre venti».

I due luoghi distano pochi metri uno dall’altro e questo fa sorgere interrogativi sulla sicurezza della zona e su una situazione spesso banalizzata da chi non deve fare i conti con il dramma di vedere massacrate le proprie bestie: «Dal recinto al ristorante ci sono circa 100 metri in linea d’aria, ma tutto intorno ci sono case; per arrivare ad attaccare le mie pecore il lupo dev’essere per forza passato dal campeggio o in mezzo alle abitazioni e io stesso, essendo anche titolare di un agriturismo, mi chiedo se posso stare tranquillo o meno», continua Vuerich, «non stiamo parlando solo di un danno economico, ma di un contesto che mina l’intero territorio».

Alla fine del triste conteggio l’allevatore ha dovuto contare 16 pecore morte e sei agonizzanti, che per tutto ieri ha provato a salvare assieme al veterinario: «Fa davvero male vedere queste povere bestie in queste condizioni», continua commosso Vuerich, «io capisco che il lupo fa quello che gli dice la natura, ma bisogna decidere se si vuol fare agricoltura, allevamento e turismo o se si vuole restare solo con boschi e lupi, perché questa situazione fa passare ogni voglia e stimolo di continuare in questa attività».

Nonostante la rabbia e le difficoltà, la soluzione degli allevatori non è quella di abbattere tutti i lupi: «Ho messo il recinto elettrificato che non è servito e ho appena preso un pastore maremmano, ma è ancora cucciolo e non posso metterlo a difendere il gregge», continua sconsolato l’allevatore, «ho cominciato questo lavoro a 18 anni e per sette ho selezionato le pecore migliori, ora tutto è finito in una notte, bisogna sostenere di più gli allevatori e tenere sotto controllo il numero di lupi in circolazione».

RONCHENA

Nell’allevamento di Michael Raccanelli, invece, le predazioni sono state ben due nell’arco di un weekend, fortunatamente con danni minori: «Domenica ho trovato alcuni pali della recinzione abbattuti, non so se per il temporale o per il lupo, e un agnello azzannato al collo, ma vivo», spiega Raccanelli, «mentre il giorno dopo ho trovato una capra completamente divorata. Veterinario e guardie hanno detto che sono il primo con bestie sbranate nonostante il recinto anti-lupo, che avevo messo dopo che l’anno scorso me ne aveva mangiate dieci in una notte. Bisogna fare selezione anche di questi animali, come la si fa per i cervi, altrimenti chi lavora nel territorio lascerà le proprie attività e ne perderemo tutti». —

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