Pediatri, centinaia le chiamate di genitori preoccupati per tamponi e certificati

Il referente del sindacato degli specialisti, Giampaolo Risdonne: «C’è ancora molta disinformazione anche nelle scuole»

BELLUNO

Trecentoquindici tamponi eseguiti in modalità drive in a Belluno e Feltre da lunedì a ieri tra studenti e personale della scuola. Un numero elevato che dimostra come a quattro giorni dall’inizio delle lezioni i protocolli Covid siano entrati nel clou.


Ne sanno qualcosa anche i pediatri di libera scelta che operano nel territorio bellunese i cui telefoni sono ormai diventati a dir poco bollenti. Telefonate di genitori che chiedono consigli per il figlio che ha il naso che cola, e chi invece chiede informazioni su come comportarsi in caso si presentino tra i componenti più giovani della famiglia sintomi simil Covid. Si può mandare a scuola? È necessario sottoporsi al tampone? Insomma, per i pediatri ogni giorno è super lavoro. Lo evidenzia lo stesso Giampaolo Risdonne, referente del sindacato dei medici specialisti.

«Siamo tempestati di telefonate tutti i giorni», dice Risdonne. «La delibera della giunta regionale veneta prevede infatti che chi ha sintomi simil Covid venga sottoposto al tampone e i bambini e i ragazzi sono tanti in provincia per cui i genitori ci chiamano».

Per il referente dei pediatri provinciali, però, alla base di molte telefonate che arrivano negli ambulatori medici c’è una notevole disinformazione. «Le procedure non sono ben chiare a molti, sia tra le famiglie che tra gli istituti scolastici. Qualche scuola ci chiama per chiederci se per tre giorni di assenza, non dovuti al Covid, sia necessario il certificato di malattia compilato dal medico, cosa che è stata già superata nei mesi scorsi; chi chiama perché vuole la certificazione che il figlio è allergico così da poterlo mandare a scuola anche se ha il naso che cola», dice il pediatra. «E c’è invece chi si lamenta di tutta questa procedura farraginosa che ritiene assurda, ma poi si adegua anche perché si comprende che si tratta di percorsi che servono a tutelare la salute di tutti, in primis di chi deve fare il test».

Ci sono delle regole precise per sapere se si deve eseguire il tampone o meno. Al tampone ci va chi presenta i sintomi di Covid-19 quali febbre uguale e superiore 37,5°C, brividi, tosse di recente comparsa, difficoltà respiratorie, perdita improvvisa dell’olfatto o diminuzione dell’olfatto, perdita del gusto o alterazione del gusto, raffreddore o naso che cola, mal di gola, diarrea (soprattutto nei bambini). «Se un bambini presenta questi sintomi deve essere tenuto a casa, va avvisato il pediatra che lo manderà al tampone che può eseguire tutti i giorni dal lunedì alla domenica dalle 8,30 alle 12,30 in modalità drive in. Il risultato arriverà entro 48 ore via sms ai genitori», spiega Risdonne. Se è positivo il bambino deve rimanere isolato finché non guarisce. Per il rientro in comunità bisognerà attendere la guarigione clinica (cioè la totale assenza di sintomi). La conferma di avvenuta guarigione prevede l’effettuazione di due tamponi a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. Se entrambi i tamponi risulteranno negativi la persona potrà definirsi guarita. E quindi il medico stenderà una attestazione in cui afferma che il paziente ha seguito il percorso Covid. Se il test naso-orofaringeo è negativo, a giudizio del pediatra o medico curante, si ripete il test a distanza di 2-3 giorni.

Il soggetto deve comunque restare a casa fino a guarigione clinica e a conferma negativa del secondo test.

Resta il problema dell’autocertificazione per assenze non Covid. «Per altre malattie quali una frattura, un mal di denti o di orecchie», dice Risdonne, «per il rientro a scuola serve l’autocertificazione del genitore che dovrà precisare che il figlio è stato male ed è stato consultato il pediatra». —

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