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«Dietro i numeri ci sono persone»: Del Fabbro, regoliere in Mediolanum

Le origini della famiglia in Comelico, gli esordi a Milano, la carriera a fianco di Ennio Doris, i complimenti di Berlusconi 

L’INTERVISTA

«Ricordati sempre che dietro ai numeri ci sono le persone: ecco, questo è l’insegnamento più importante che mi ha dato Ennio Doris nei lunghi anni della nostra collaborazione in Mediolanum».


Luigi Del Fabbro, classe 1949, nato a Milano ma regoliere (come ci tiene a sottolineare) di Campolongo di Cadore, il paese della sua famiglia, è appena rientrato da una gita in montagna con i nipoti. Zaino in spalla, lo incontriamo nel bar Tre Terze di piazza San Giacomo; pochi in paese (“dove vengo a godermi la bellezza delle nostre montagne e dei nostri boschi”) sanno che è stato l’uomo di fiducia di Ennio Doris al tempo della quotazione in borsa (quando era direttore finanziario di Mediolanum) e che ha alle spalle un lunghissimo curriculum. È stato Chief Administrative Officer del Gruppo Mediolanum e, come si legge nei documenti ufficiali “ha contribuito alla quotazione di Mediolanum Spa e all’attuale configurazione del Gruppo”, fino alla pensione di tre anni fa.

«Ma poi Ennio mi ha chiesto di restare nei Cda, come Amministratore Delegato delle società assicurative del gruppo, per cui di fatto sono sempre in attività, anche se con ritmi meno frenetici di una volta, diciamo».

Come è arrivato a Milano?

«La mia famiglia è originaria di Campolongo, il ceppo è quello di nonno Luigi e nonna Arcangela, che di soprannome facevano “tetto pot” e che ebbero ben 13 figli, fra cui mio padre Enrico. Il più grande dei figli, Angelo, emigrò a Milano nel primo dopoguerra, mise su una piccola attività. Piano piano chiamò a lavorare con sé i fratelli maschi, fra cui mio padre Enrico (1921-2004), reduce dalla campagna di Russia e dalla ritirata di Nikolajevka. Erano abili nelle decorazioni, una vena di famiglia tant’è che anch’io mi diletto a dipingere».

Lei è nato a Milano?

«Sì e ho fatto a Milano le scuole: elementari, avviamento professionale, tecnica computistica, ragioneria. Mi piaceva capire i bilanci, la gestione aziendale. A 18 anni mi sono diplomato e mio padre mi ha detto molto chiaramente: figlio, io ti ho portato fin qui, ora arrangiati tu. Quindi ho iniziato a lavorare con lui, la Vespa del 1967, che conservo ancora, l’ho comprata imbiancando e tinteggiando. Poi sono entrato a lavorare alla 3M Ferrania, che faceva film per diapositive, scotch e collanti, e ho iniziato ad occuparmi della contabilità fornitori. Ho cercato di farlo al meglio, seguendo un dettame in cui credo davvero e che ho sempre cercato di trasmettere anche ai miei collaboratori: tu devi essere l’imprenditore di te stesso. Non tutti possono fare quello che amano, ma ciascuno, a mio avviso, deve amare quello che fa. Fare emergere lo spirito imprenditoriale che è dentro di noi».

E poi?

«Ho fatto il militare come ufficiale, e poi sono passato alla Total, e in seguito alla Continental Oil Company, dove ho appreso molto in materia di tecniche di budget, contabilità, reporting, controllo di gestione. Gli americani su questo erano molto avanti ed io avevo una voglia assoluta di sapere; quindi sono andato alla Eliolona spa, azienda che produceva tessuti e biancheria per la casa, dove l’AD mi ha mandato a Parigi a seguire una controllata. Un’esperienza formativa e di vita interessantissima».

Rientrato in Italia Del Fabbro lavora come direttore finanziario in Farmacotone, dove diventa dirigente, ed in Lovable come Chief financial officer nel 1984, poi il passaggio in Fininvest nel 1986.

«Vista la mia esperienza, mi hanno messo a lavorare in quella che allora era una divisione Fininvest che si occupava di intermediazione finanziaria e prodotti assicurativi e di cui era AD Ennio Doris, che conobbi subito. All’inizio mi sono occupato di budget e dello sviluppo delle società assicurative, che sono aziende particolari, dove di solito si perde nei primi anni per guadagnare nel futuro. Con Pietro De Sarlo presentammo lo studio sullo sviluppo dei prodotti assicurativi, dopo un lavoro di 4/5 mesi, a tutto il gruppo dirigente. E poi andammo ad Arcore a illustrarlo anche a Berlusconi. Ricordo che c’erano tutti i suoi collaboratori: Confalonieri, Galliani, Foscale, Gironi, ovviamente Doris e il direttore generale Lombardi. Toccò a me fare la presentazione, andò tutto molto bene ed al momento di ripartire, Berlusconi, con la cortesia ed il garbo che lo contraddistinguono, mi fermò sulla porta, mi dette la mano e mi disse: “Del Fabbro, la ringrazio per quanto sta facendo per il nostro gruppo”. Sono momenti che non si dimenticano».

Come andò la quotazione?

«Benissimo: abbiamo girato tutto il mondo da Milano, poi Londra, Parigi, Francoforte, Edimburgo, Glasgow, New York, Minneapolis, Denver, Boston. Le richieste superarono di 100 volte l’offerta».

E dopo la quotazione?

«Volevamo crescere ancora e la strada giusta era quella di costruire una banca, quella che poi è diventata la banca intorno a te. Per farla abbiamo girato l’Europa, gli Usa ed il Giappone. L’abbiamo costituita nel 1997, è diventata operativa nel 1998. Eravamo sicuri soprattutto di una cosa, che non avrebbe avuto sportelli».

Un bilancio?

«Ho lavorato tanto, ho sempre mantenuto il massimo rispetto delle persone. Anch’io come Doris sono nato povero e ho conquistato con l’impegno tutto quello che ho realizzato. Dando sempre il massimo delle mie possibilità, a livello di tempo e di dedizione e ricordando, come un mantra, che dietro ai numeri ci sono le persone». —

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