Alpago. Alla Marchon Italia siglato il primo accordo per lo smart working

Il documento è stato siglato da Femca Cisl e Filctem Cgil. Previsto il diritto alla disconnessione e ai buoni pasto

ALPAGO

Diritto alla disconnessione, tre giornate massime di lavoro a distanza alla settimana, flessibilità della prestazione lavorativa. Sono alcuni degli elementi che caratterizzano l’accordo sullo smart working siglato tra le organizzazioni sindacali e la Marchon Italia, l’azienda dell’occhialeria di Puos d’Alpago che conta 300 dipendenti. Si tratta del primo accordo specifico sullo smart working siglato in provincia di Belluno nel comparto dell’occhialeria.


Il lavoro agile, già utilizzato in Marchon perché previsto dal contratto integrativo, diventa accessibile a tutti i 150 dipendenti dell’azienda che lavorano negli uffici, a prescindere dalla tipologia contrattuale (tempo determinato, indeterminato, full time, part time). Ad oggi, circa la metà dei lavoratori dell’azienda ha attivato l’opzione smart working.

Il nuovo accordo, che prevede la flessibilità della prestazione lavorativa fra le 7 e le 20, fermo restando l’orario contrattuale di ciascuno, riconosce il diritto alla disconnessione e alla pausa pranzo, la formazione ai dipendenti sulle modalità di lavoro in smart working e sulla sicurezza, i buoni pasto anche agli smart worker e verifiche e confronti fra azienda e rsu sull’andamento dell’applicazione dell’accordo.

Lo smart working sarà su base volontaria e il singolo lavoratore deciderà con l’azienda quando farlo e per quante giornate a settimana (all’interno delle tre previste). L’accordo prevede degli incontri periodici tra azienda e rsu per verificare le eventuali criticità che dovessero emergere e quindi per modificare alcuni punti stessi del documento. «È un passaggio importante», afferma Milena Cesca, segretaria della Femca Cisl Belluno Treviso. «Il contratto aziendale è lo strumento migliore per accompagnare la trasformazione del lavoro, dell’impresa e della cultura aziendale, sia nei momenti emergenziali sia nelle situazioni più ordinarie. È notevole il percorso fatto dall’azienda in questo ambito. Va sottolineato soprattutto il cambiamento di filosofia organizzativa e di gestione che è il presupposto per questa nuova modalità di lavoro, basata su concetti quali autonomia, fiducia, responsabilizzazione, dialogo, cultura nella performance ed efficienza organizzativa».

«Penso che il giusto equilibrio tra lavoro in azienda e sede esterna sia l’elemento che potrà meglio conciliare equilibri di vita familiare, esigenze di salute ma anche questioni ambientali e gestione del tempo: questo è l’inizio di un percorso che metterà sempre più al centro la persona», conclude Cesca.

Per Giampiero Marra, della Filctem Cgil di Belluno, «l’accordo è frutto di un proficuo confronto iniziato tre anni fa con la reciproca coscienza che su questo tema, come su altri temi legati alla conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro, occorresse fare cultura sia con l’azienda che con i lavoratori, attraverso la conoscenza degli strumenti normativi e delle buone pratiche già in uso. Ritengo», sostiene Marra, «che alcuni elementi contenuti nell’accordo, come la reciprocità in termini di fiducia, la flessibilità, il riconoscimento dei buoni pasto, l’uso degli strumenti aziendali e il diritto alla disconnessione, siano elementi importanti che possono rappresentare l’inizio di un percorso ancora molto lungo da compiere».

Il 15 ottobre scade il decreto ministeriale per lavorare da casa causa Covid. «Ora le aziende, dopo l’esperienza di questi mesi, sono consapevoli dell’opportunità che hanno e quindi sono diverse quelle in provincia con cui sono in corso dei confronti su questo tema. Lo smart working agisce sull’organizzazione del lavoro e può anche influire sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro», conclude Marra. —

p.d.a.
 

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